I ricollocamenti al palo E un milione è in arrivo
di Maria Rosa Tomasello wROMA La grande fuga non è finita e i nuovi muri, quelli visibili e quelli invisibili, finiranno per bloccare i migranti nei Paesi che rappresentano la frontiera esterna dell'Unione: Italia, Grecia e Spagna. Un milione di persone arriverà nel 2016, stima Fabrice Leggeri, direttore di Frontex, l'agenzia europea delle frontiere, in una intervista rilasciata al settimanale tedesco "Spiegel" in edicola oggi. Nonostante le cattive condizioni climatiche, infatti, «arrivano giornalmente in Grecia fra i 2mila e i 3mila migranti», un numero destinato a crescere con l'arrivo della bella stagione. Dunque inutile «farsi illusioni»: «Finché in Siria proseguiranno gli assassinii» i profughi «continueranno ad arrivare». E a morire: secondo l'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) a gennaio sono già 244 le persone che hanno perso la vita cercando di arrivare in Europa, 218 delle quali sono annegate nel mar Egeo. In Grecia dall'inizio dell'anno sono sbarcati in 55mila, circa 2mila al giorno, mentre sono "appena" 3.500 gli arrivi in Italia. Davanti a una emergenza che non rallenta, il commissario europeo all'Immigrazione Dimitris Avramopoulos chiede agli Stati membri di rispettare gli impegni assunti a settembre: ricollocare 160mila migranti presenti in Italia e in Grecia, far partire la macchina inceppata. Fino a oggi, infatti, sono stati eseguiti solo 414 trasferimenti, un numero risibile rispetto alla cifra fissata dalla Commissione Juncker. «Quella dei ricollocamenti è una decisione vincolante - sottolinea Avramopoulos - È tempo che gli Stati prendano le loro responsabilità. E i Paesi devono inviare staff aggiuntivo per Frontex, come sono stati chiamati a fare. Non è un problema greco o italiano, questa è una responsabilità condivisa». Il secondo fronte su cui agire, sottolinea il commissario Ue, ricordando che la proposta di riforma del regolamento di Dublino sarà presentata a marzo, è quello dei rimpatri: «È necessario che i provvedimenti di espulsione si trasformino davvero in rimpatri» afferma. Ma perché il sistema funzioni è necessario negoziare nuovi accordi con i Paesi di origine per arrivare a una lista Ue di nazioni "sicure" in cui rinviare i migranti. «Spero che la nuova presidenza olandese ne faccia una priorità» auspica Avramopoulos per superare una frammentazione in cui ogni Stato membro ha proprie regole e singole intese bilaterali mentre gli accordi negoziati dalla Ue sono solo17. I governi nel frattempo continuano a muoversi in ordine sparso. Ieri è stata proprio l'Olanda ad annunciare un accordo con l'Albania per il rimpatro dei cittadini albanesi (più di 750 arrivati negli ultimi quattro mesi) a cui è stato negato l'asilo: gli olandesi potranno rispedirli indietro anche contro la loro volontà, a bordo di voli speciali. Giovedì, in Germania, i leader dei tre partiti di governo avevano raggiunto l'accordo per inserire Marocco, Algeria e Tunisia fra gli Stati sicuri, con l'obbligo di residenza in centri speciali per i migranti che giungono da Paesi non a rischio. L'Italia ha accordi efficaci con Tunisia, Nigeria, Egitto e Marocco. Dopo le polemiche sulla decisione della Svezia di espellere 80mila persone, la presidente della Camera Laura Boldrini, smorza i toni: «Si tratta di richiedenti asilo che sono stati auditi e non hanno ricevuto lo status di rifugiati, non respinti. È sempre accaduto». Nel 2014 l'Europa ha respinto 470mila migranti (oltre 25mila dall'Italia) mentre nel 2015 si stima che saranno oltre mezzo milione. E per distinguere chi ha diritto all'asilo da chi non può averlo, afferma Avramopoulos, è necessario «raccogliere le impronte digitali e identificare tutti i nuovi arrivati». Un lavoro che, annuncia il premier Matteo Renzi, l'Italia svolge pienamente: «Oggi siamo al 100% nella registrazione delle impronte e dei riconoscimenti facciali». ©RIPRODUZIONE RISERVATA