Bisio: «Sono un padre che insegue suo figlio»
I biglietti per lo spettacolo "Father and son" - da 28 a 15 euro si acquistano in teatro (corso Vittorio Emanuele II, 45), oggi e domani, dalle 17 all'inizio dello spettacolo. Il pagamento può essere fatto in contanti, con carta di credito o bancomat. Informazioni più precise: tel. 0381.82242 - email: cagnoni@comune.vigevano.pv.it. Il teatro è raggiungibile a 10 minuti a piedi dalla stazione ferroviaria, dove si trova un parcheggio (dal lunedì al venerdì gratuito dalle 19 in avanti, sabato gratuito tutto il giorno). I parcheggi più vicini si trovano in piazza Sant'Ambrogio e via Guido da Vigevano (gratuiti dalle 19 nei giorni feriali e tutto il giorno nei festivi).VIGEVANO Claudio Bisio approda al Teatro Cagnoni di Vigevano questa sera alle 20.45 (replica domani alla stessa ora), con l'atteso spettacolo "Father and Son", un monologo sul rapporto "padre-figlio", ispirato alle due opere di Michele Serra "Gli sdraiati" e "Breviario comico", prodotto dal Teatro dell'Archivolto di Genova e con la regia di Giorgio Gallione. Sul palco con Bisio, musicisti ma a loro volta attori inconsapevoli, ci sono Laura Masotto al violino e Marco Bianchi alla chitarra. Signor Bisio, chi è lei in "Father and son"? «Sono un padre come tanti, che annaspa alla ricerca di un dialogo con il figlio, nativo digitale. Un ruolo non lontano dalla mia vita, dato che ho due figli ventenni, che mi permette di capire bene le cose che raccontiamo. E questo mio figlio che in scena non è mai presente, viene costantemente evocato dalle musiche di Marco Bianchi e Laura Masotto. E' una sorta di "confessione allo specchio", catartica per questo padre libertario, intelligente, disponibile, e diversamente giovane, che però non riesce a instaurare il dialogo con il proprio figlio». L'idea è stata sua? «Mia e di Giorgio Gallione. Era da tempo che volevamo fare uno spettacolo sul rapporto padre / figlio e stavamo già raccogliendo materiale sul tem. Poi è arrivato Michele Serra e ci ha detto che se avessimo aspettato ancora un po' ci avrebbe dato le bozze de "Gli sdraiati"». E quando vi ha dato le bozze cos'ha pensato? «Leggere quel testo, autoironico ma al tempo stesso profondo, e innamorarcene, è stato un tutt'uno. Serra aveva scritto esattamente ciò che io pensavo. E visto che sentivamo però il bisogno di legarci all'attualità lo abbiamo "contaminato" con alcuni estratti di "Breviario comico"» Ma sul palco cosa succede esattamente? «Tutto il mio monologo avviene in una stanza, che può anche ricordare una gabbia, in cui gli interlocutori simbolici sono un armadio e cumuli di grosse pietre, che richiamano il tormentone della gita in montagna. Questo è lo sfondo per un racconto in capitoli tematici, che partono dal disordine domestico causato dal figlio, a cui il genitore si arrende, passano per il rapporto con i professori, le deformazioni tecnologiche e le mitologie di felpe e tatuaggi, e arrivano alla presa di coscienza del padre della propria debolezza di genitore». Con Gallione ha già lavorato diverse volte. «Condividiamo da sempre un'idea di teatro non banale, che faccia riflettere, e magari crei anche un po' di polemica. Il nostro spettacolo "I bambini sono di sinistra", nel 2003, aveva scatenato un'interpellanza parlamentare! La prima volta fu con "Monsieur Malaussène": lì si parlava di figli che dovevano ancora nascere e anche i nostri figli, che sono coetanei, stavano nascendo. In un certo senso stiamo seguendo la nostra biografia». Marta Pizzocaro