Schengen a rischio, conto alla rovescia
di Maria Rosa Tomasello wROMA La corsa contro il tempo per salvare i migranti dal mare e dal gelo è diventata un countdown per evitare il crollo del sistema di libera circolazione Schengen, architrave della costruzione europea. Nel giorno in cui nel mare Egeo 44 persone perdono la vita nell'ennesimo naufragio, 20 dei quali sono bambini, i leader europei ribadiscono, come fa il presidente del parlamento Ue Martin Schultz, che la fine di Schengen avrebbe effetti «catastrofici», con «danni economici massicci». «Non c'è nessuna sospensione di Schengen sul tavolo», chiarisce da Bruxelles la portavoce della Commissione Ue Natasha Bertaud: si discute invece della possibilità di utilizzare l'articolo 26 del trattato per prolungare al di là dei 6 mesi consentiti, fino a due anni, la durata del ripristino dei controlli alla frontiera per i Paesi che, come Austria e Germania, li hanno reintrodotti, ma non potranno andare oltre maggio. Di questo parleranno lunedì prossimo i ministri dell'Interno Ue alla riunione informale di Amsterdam. L'articolo 26 prevede due passaggi successivi: il primo è un esame della situazione delle frontiere esterne, oggi in corso per la Grecia; il secondo è una scadenza di tre mesi per la soluzione dei problemi, trascorsi i quali, in mancanza di risultati la Commissione può proporre la riattivazione dei controlli per due anni. La Ue corre su un crinale pericoloso: «Sospendere Schengen mette a rischio la stessa idea della Ue - avvisa il premier italiano Matteo Renzi - Non è così che si bloccano i terroristi, ci sono terroristi cresciuti nelle nostre città». «Se il sistema Schengen viene distrutto l'Europa è drammaticamente in pericolo», conferma il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schauble, criticando la decisione dell'Austria di stabilire un tetto all'ingresso di migranti (127.500 fino al 2019). I costi di uno stop al trattato sarebbero «impressionanti», sottolinea l'Alto rappresentante per la Politica estera Ue, Federica Mogherini, chiedendo ai governi di «cominciare ad attuare ricollocazioni e rimpatri». Per il premier francese, Manuel Valls, tuttavia, è la crisi dei migranti - con 1,04 milioni di persone arrivati nel 2015 solo in Grecia e Italia (dati Frontex) a mettere a rischio la Ue: «Non possiamo accogliere tutti, le nostre società verrebbero destabilizzate». Sottolinea il ministro dell'Interno belga Jan Jambon: «Il vero problema è il controllo alle frontiere esterne dove ci sono buchi, in Grecia e in Italia». In una conferenza stampa con il premier turco, Ahmet Davutoglu, in visita a Berlino, la cancelliera tedesca, Angela Merkel, ribadisce che il governo «è impegnato nella ricerca di una soluzione europea» e assicura di avere ottenuto da Ankara l'impegno a «fare qualsiasi cosa per ridurre il flusso dei rifugiati». In cambio la Turchia, che ospita 2,5 milioni di profughi, avrà il sostegno di 3 miliardi di euro già promesso dalla Ue, iniziativa finora bloccata dall'Italia. «La Turchia non può gestire da sola la crisi» ribadisce Davutoglu, mentre da Davos il ministro delle Finanze italiano, Pier Carlo Padoan, sollecita ulteriori approfondimenti sul fondo: «L'Italia chiede ulteriori sforzi perché le risorse siano trovate nel bilancio comunitario» oltre a una riflessione «su come il fondo verrebbe gestito». All'inizio della prossima settimana Mogherini sarà in Turchia per un sopralluogo nei campi siriani e iracheni. ©RIPRODUZIONE RISERVATA