Barbero a Mortara: «La storia? È un’arma in più per capire»

MORTARA Sarà a Mortara domani alle 17.30 alla libreria "Le mille e una pagina", in corso Garibaldi 7, Alessandro Barbero, storico del Medioevo e scrittore. Vincitore del Premio Strega nel 1995, Barbero presenterà al pubblico il suo nuovo libro "Le Ateniesi", romanzo storico ambientato nell'Atene del 411 a. C. Il romanzo narra la storia di una violenza su due giovani donne mentre la città assiste alla prima della Lisistrata di Aristofane, sullo sfondo di un'Atene democratica minacciata dal colpo di stato. Lei è uno storico ma questo è il suo settimo romanzo, come mai ogni tanto sente l'esigenza di cimentarsi con la narrativa? «È un modo per occuparmi di storia in maniera diversa e per esplorare periodi storici diversi da quello che studio per mestiere: scrivere un romanzo storico è un modo di appassionarsi ad un periodo». Nel suo libro si narra di uno stupro di alcuni benestanti su due fanciulle più povere: simboleggia uno scontro sociale? «La violenza che racconto è calcata sul delitto del Circeo: avevo 16 anni e mi rimase impressa la vicenda di quelle due ragazze popolane massacrate da tre pariolini della Roma bene. Il clima politico dell'Italia degli anni ‘70 ha delle analogie con l'Atene del 400 a. C. così sono confluiti nel romanzo sia il tema della democrazia minata da chi trama il colpo di stato, sia il delitto sociale che mi aveva impressionato da ragazzo e del quale in qualche modo dovevo liberarmi». Le donne nel suo romanzo sono protagoniste in una società maschilista? «Sì, da sempre all'uomo è venuto più naturale che i maschi comandassero e le donne obbedissero. Per questo dobbiamo essere orgogliosi di ciò che sta tentando di fare la nostra civiltà: stiamo facendo una cosa mai tentata prima, una scommessa culturale sulla parità dei diritti. Non c'è tuttavia da stupirsi se in alcune civiltà questa novità fatica ad affermarsi, non è cosa ovvia». Se l'Italia degli anni di piombo richiama la Grecia Antica, come possiamo trovare nel passato risposte alle domande del presente? «Cercando le analogie, perché a volte delle situazioni si possono ripresentare: ad esempio l'Impero Romano aveva dei problemi a gestire l'immigrazione, come noi oggi. Non si trovano risposte, ma sapere che un problema simile si è già verificato, ti dà dei termini di confronto, è un'arma in più per capire». Chiara Campana