Alemanno resta fuori dal maxiprocesso
L'ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno (nella foto), non comparirà come imputato nel maxiprocesso - già in fase troppo avanzata - a Mafia Capitale. Il suo processo non confluirà in quello a carico di 46 persone il 5 novembre scorso davanti ai giudici della X sezione penale. Proprio il tribunale presieduto da Rosanna Ianniello ha respinto ieri, nel corso dell'udienza nell'aula bunker di Rebibbia, l'istanza di riunificazione avanzata dalla Procura. La prima udienza del procedimento a carico di Alemanno, a cui la procura contesta i reati di corruzione e finanziamento illecito, resta fissata al prossimo 23 marzo davanti ai giudici della II sezione così come stabilito il 18 dicembre scorso dal gup. «Con questa decisione - ha commentato Alemanno - potrò chiarire la mia posizione in tempi più brevi, senza dover entrare in un maxi processo che affronta temi a me estranei. Sono ancora più fiducioso nell'operato della magistratura che potrà verificare la mia piena innocenza». Proprio ieri nel corso dell'udienza è stato risentito il capitano del Ros, Federica Carletti, che ha ricostruito citando una serie di intercettazioni la rete di potere di Salvatore Buzzi, ras delle cooperative, analizzando anche i suoi rapporti con l'allora sindaco. La procura contesta ad Alemanno, il cui nome comparve nel registro degli indagati all'epoca della prima tranche di arresti nel dicembre dello scorso anno, di aver ricevuto somme di denaro per complessivi 125 mila euro, in gran parte attraverso la fondazione Nuova Italia da lui presieduta, per compiere atti contrari ai doveri del suo ufficio. Le somme sarebbero state erogate da Salvatore Buzzi, ras delle cooperative sociali, in accordo con Massimo Carminati.di Gabriele Rizzardi wROMA Espulsa e abbandonata dai vertici del Movimento, isolata e senza più i numeri per governare, Rosa Capuozzo getta la spugna e si dimette. L'annuncio arriva durante una drammatica conferenza stampa in cui l'ex sindaca di Quarto accusa il direttorio M5S - «sapevano tutto» - e scoppia in lacrime. «La mia non è una resa, ma un gesto d'amore e di responsabilità per la città. Mi sono sentita abbandonata dal M5S, ma si sono sentiti abbandonati tutti i cittadini. È una sconfitta per la politica e una vittoria per la camorra», dice la Capuozzo, che ha deciso di fare un passo indietro dopo che anche il presidente del Consiglio comunale, Lorenzo Paparone, ha comunicato la volontà di dimettersi. Scossa dagli interrogatori in Procura e ormai senza più un canale di comunicazione diretta con i vertici del Movimento, l'ex sindaca di Quarto ha deciso di lasciare dieci giorni dopo la sua espulsione e dopo settimane di polemiche per l'inchiesta della Dda di Napoli che vede indagato l'ex consigliere grillino, Giovanni De Robbio, per corruzione elettorale e tentata estorsione. La Capuozzo era stata espulsa dal Movimento 5 Stelle perché accusata di non aver denunciato le presunte minacce di De Robbio. La giunta in un primo momento aveva detto di voler continuare anche senza simbolo. Poi, uno a uno, hanno cominciato a dimettersi i consiglieri e per la Capuozzo la scelta è diventata obbligata. «Vado via perché mancano i numeri necessari per governare. Noi siamo una forza politica che non si muove con le larghe intese». E non manca l'affondo contro gli ex colleghi di partito. «Prima mi difendono con 8 punti poi arriva il 6 gennaio e l'attacco mediatico. Il 9 gennaio mi espellono. Io chiedo un incontro e mi propongono di ricandidarmi. Al flash mob vengono a sostenerci, ma dal blog mi scaricano per omessa denuncia». Conclusione: «Non mi ricandido. Io e Quarto ci siamo sentiti abbandonati da Fico e Di Maio». A rendere ancora più difficile la posizione dell'ex sindaca è la decisione della presidente dell'Antimafia, Rosy Bindi, di trasmettere alla procura di Napoli gli atti dell'audizione della Capuozzo avvenuta martedì scorso in Commissione. E adesso? Dai vertici del Movimento arrivano solo imbarazzate risposte. «Quarto non è più amministrata dai Cinque Stelle, non ci interessano più le scelte che fanno gli amministratori di quel Comune», dice il deputato 5 stelle Riccardo Nuti. E ancora. «Non si può governare quando c'è un dubbio su voti di infiltrazione camorristica. Capuozzo avrebbe dovuto dimettersi immediatamente», aggiunge il portavoce M5S alla Camera, Danilo Toninelli. Argomentazioni che non convincono il Pd. «La Capuozzo sostiene che il direttorio sapeva da luglio e nonostante ciò non allontanò De Robbio. Qui siamo al confine con la collusione», attacca Andrea Romano. «A Quarto il direttorio fugge perché spera di nascondere qualche inconffessabile verità?» si chiede invece Stefano Esposito. ©RIPRODUZIONE RISERVATA