L’indagine sull’omicidio fa scoprire il giro di droga

CASORATE PRIMO Le intercettazioni ambientali effettuate dai carabinieri durante le indagini per l'omicidio dell'albanese Sali Kutelli, avvenuto la sera del 14 gennaio 2012 in via Papa Giovanna XXIII, in centro al paese, avevano fatto emergere l'esistenza di un giro di spaccio e un sottobosco di consumatori cocaina che coinvolgeva, nel 2012, un numero tutt'altro che esiguo di acquirenti tra Casorate e i paesi del circondario. Da quelle intercettazioni è scaturito un secondo filone di indagine che ha già portato Alessandro Notarangelo, 38 anni (processato ma poi assolto dall'accusa di concorso nell' omicidio di Kutelli), a patteggiare due anni per l'accusa di detenzione di sostanza stupefacente. Con quella stessa accusa ieri sul banco degli imputati, davanti al giudice del Tribunale di Pavia Bruna Corbo, si sono seduti anche Giuseppe Trimboli, 28 anni, e Domenico Anastasi, 46 anni. Il primo considerato dalla Procura l'esecutore materiale dell'omicidio dell'albanese sta scontando 18 anni di carcere (pena ridotta in appello, è assistito dall'avvocato Claudia Bonfiglioli), mentre il secondo è stato condannato in primo grado a 21 anni. A marzo sarà discusso il suo ricorso in appello, presentato dal suo difensore, l'avvocato Francesco Nucera. Attualmente Anastasi è libero, con il solo obbligo della foirma una vola a settimana alla caserma dei carabinieri di Casorate. E ha ripreso la sua attività di imprenditore edile. Nel corso dell'udienza di ieri sono stati sentiti i primi testimoni, un investigatore dei carabinieri che ha condotto le indagini e i primi consumatori intercettati nel corso dell'inchiesta. Nella prossima udienza, in programma a maggio, ne dovranno comparire altri. Per uno in particolare, Davide Mangeri, è stato disposto l'accompagnamento coattivo. Ieri i primi due testimoni interrogati dal pubblico ministero hanno confermato di aver acquistato in diverse occasioni la cocaina da Notarangelo ma hanno negato di averla mai ricevuta da Anastasi e da Trimboli. Non riconoscendo anche quanto dichiarato in precedenza ai carabinieri, nel corso della primavera del 2013 quando furono tutti chiamati in caserma per essere interrogati: ovvero che la droga Notarangelo l'avrebbe ricevuta a sua volta dai due imputati. Il pubblico ministero però al termine dell'udienza ha chiesto la trasmissione degli atti alla procura, per una valutazione di una eventuale falsa testimonianza, per Roberto Arcaroli e Giacomo Catalano. (m.g.p.)