Bright Solutions i super-laser di Cura

CURA CARPIGNANO Vengono in mente le spade-jedi di "Guerre Stellari" o le armi di "Star Trek", quando si parla di laser. Ma, saranno contenti gli appassionati di fantascienza, il loro utilizzo non esiste certo solo nei film. Infatti, tanto per fare un esempio, proprio a Cura Carpignano, in provincia di Pavia, c'è l'azienda Bright Solutions, nata da uno spin-off accademico dell'Università, che si occupa dal 1998 di costruire sorgenti laser a stato solido come particolari motori di strumenti ed apparecchiature che hanno applicazioni in diversi campi. «Qui l'artiglieria fantascientifica non c'entra – chiarisce Giuliano Piccinno, il direttore – ma, senza sembrare presuntuoso, posso dire che noi siamo tra i pochi in Italia a sviluppare, forse addirittura con un primato mondiale, la tecnologia dei laser». Dunque, cerchiamo di capire bene di cosa stiamo parlando: il laser è un dispositivo in grado di emettere un fascio di luce coerente, monocromatica e concentrata in un raggio rettilineo, la cui luminosità è elevatissima se si paragona a quella delle sorgenti di luce tradizionali. Ne esistono di ogni genere: a gas, a semi-conduttori, a coloranti organici; e poi ci sono quelli allo stato solido, di cui si occupa l'azienda pavese, che possiedono come mezzo attivo un materiale cristallino. Per cosa li utilizza la Bright Solutions? Tantissime cose. Ad esempio, una delle sue ultime sperimentazioni è di fotografare i fondali delle acque torbide. Infatti, tranne quei pochi posti al mondo dove c'è una particolare limpidezza (si parla di blue waters), l'acqua è sempre torbida, sia a causa del mare mosso, sia di un fondale sabbioso o per l'inquinamento. Per tale motivo, ci spiega Piccinno, nasce la necessità di osservare da vicino e con precisione gli oggetti sottacqua. «Per questo progetto utilizziamo la Time of Flight Camera, partecipando al programma Horizon 2020 dell'Unione Europea, che incentiva la ricerca nell'alta tecnologia – dice – In parole semplici, fotografiamo le acque per osservare la popolazione ittica sia selvatica sia d'allevamento e per monitorare tutte le piattaforme petrolifere che ci sono nel nord Europa». Se oggi la distanza di visione delle macchine fotografiche tradizionali subacquee è di mezzo metro, questi laser che penetrano l'acqua arrivano fino a quindici metri e imprimono una superficie maggiore, dando altresì un'immagine tridimensionale. Poi c'è il Lidar: uno strumento più complesso che analizza i pulviscoli presenti nell'aria a distanze di gran lunga superiori, raggiungendo un range di circa venti chilometri. «Abbiamo due macchinari laser Lidar appostati sull'Etna in Sicilia per il monitoraggio delle ceneri vulcaniche – specifica il direttore di Bright Solutions – ma anche l'Istituto di Telemetria di Pechino li ha installati nelle sue vicinanze per tenere sotto controllo il forte problema dell'inquinamento che la Cina sta affrontando. Questo laser, infatti, riesce a dare una mappa tridimensionale delle particelle o degli inquinanti in atmosfera, facendo una buona discriminazione dei generi di polveri e gas presenti». I principali clienti dell'azienda di Cura Carpignano sono esteri e la più recente soddisfazione è stata proprio quella di ottenere un mandato dal governo degli Stati Uniti per l'importante programma Usa Czmil, per il quale a Piccinno ed il suo staff è stata richiesta la mappatura batimetrica ad alta risoluzione dei fondali marini dell'intera costa americana, sia orientale che occidentale. «Gli abbiamo già fornito nove sistemi di elevata precisione – commenta con orgoglio – I macchinari vengono posizionati su un aereo che mentre è in volo lancia due raggi laser, uno infrarosso e uno verde visibile. Quello verde passa attraverso l'acqua, l'altro arriva alla superficie, cosi, misurando i due echi che tornano indietro, riusciamo a stabilire la profondità dei fondali». Czmil all'inizio era un progetto coordinato dal Genio dell'Esercito statunitense per un'applicazione civile: uno di quei programmi basati su fondi pubblici americani, che hanno il vincolo di comprare strumentazione nazionale e, quindi, incentivare lo sviluppo tecnologico possibilmente in America; sono autorizzati a rivolgersi all'estero solo quando è chiaro che non si trovano soluzioni soddisfacenti entro i confini. Dunque, il fatto che siano venuti in Italia a chiedere aiuto (a Pavia, per essere precisi) il riconoscimento è ancora più grande. Per concludere, Giuliano Piccinno ci svela il suo sogno nel cassetto, che, forse però, un lieve sapore di fantascientifico e futuristico in fin dei conti ce l'ha: portare Bright Solutions nello spazio. «La cosa non è ancora ufficiale, ma stiamo partecipando ad una serie di concorsi e progetti aereospaziali a livello internazionale. Sono fiducioso che i nostri laser, il Lidar in particolare, presto saranno sui satelliti in orbita per osservare a distanza e monitorare fenomeni che accadono o sulla Terra o nella sua atmosfera». Gaia Curci