Tagli agli asili, associazioni in rivolta

VIGEVANO «Ancora un volta la crisi la pagano i bambini». Amalia Trifogli, insegnante e presidente de l'Articolo 3 vale anche per me – associazione che si occupa dei bambini esclusi dalla mensa o che vivono in famiglie in stato di indigenza – è indignata dalla notizia in merito alla prossima chiusura dei nidi comunali. «È l'ennesima trovata – prosegue Trifogli – per scaricare sui bambini i problemi della politica. Dalla nostra esperienza non può essere vero che sia un servizio in perdita: da quasi 6 anni hanno tolto le fasce di esenzione, e quindi tutti i bambini pagano. Con la giunta Cotta c'erano almeno 100 persone che avevano l'esenzione, e nessuno ha mai parlato di perdite o altro. Adesso che hanno tolto l'esenzione, e quindi con tutti gli iscritti che pagano, come possono dire che i costi sono superiori alle entrate? Preciso poi che gli stranieri, ai nidi comunali, sono pochissimi». Anche l'opposizione sferra il suo attacco. «La giunta Sala – commenta Daniela Tartaglia (Pd) - usando la scusa delle "trasformazioni socio-economiche", taglia i fondi per nidi e materne pensando solo al bilancio, perché, secondo loro, ci sarà una riduzione di richieste, quando in realtà c'è una lista d'attesa di circa 100 bambini. Per una città di 60mila abitanti avere attivi solo 3 asili e 3 materne rasenta il ridicolo, ma trovo ancor più singolare che in vista di questi tagli, pochi mesi fa il Comune ha regalato 14mila euro agli asili privati. In pratica da un lato si chiude drasticamente l'offerta pubblica perché non ci sono soldi, ma dall'altro si erogano contributi come se niente fosse. Dove sta la coerenza?». «È un'enorme sconfitta della politica – aggiunge Emanuele Corsico Piccolini (Pd) - che sancisce che gli asili sono un costo da tagliare. Con questa sciagurata mossa ci saranno, da qui ai prossimi tre anni, decine di bimbi vigevanesi che resteranno senza asilo e dovranno rivolgersi al privato con l'evidente aumento di costi: alla faccia di quelli che predicano "prima i nostri" e poi tagliano i servizi proprio ai bimbi, con ricadute anche sui genitori». «Mi pare – aggiunge Valerio Bonecchi (Per Vigevano) - che ci sia una scelta a dismettere il servizio. È un problema di scelta: c'è sicuramente una difficoltà generale sulla gestione del servizio, come la copertura dei posti secondo i limiti imposti dalla legge, ma all'interno delle restrizioni di legge, le amministrazioni fanno delle scelte. Le spese sociali non possono essere intese come costi. Noi non assisteremo silenti allo smantellamento di un servizio importante come questo». «È inaccettabile – riprende Luca Mazzola (M5S) - non si può pensare di smantellare la scuola dell' infanzia comunale. Ricordo al sindaco che si tratta prima di tutto di un servizio essenziale e non di una semplice voce di spesa. Sono molto preoccupato per bambini e genitori. Cosa faranno poi? Si affideranno ai pochi privati rimasti, sperando di non restare eternamente in lista d'attesa? È chiaro che la scuola non sia tra le priorità di questa amministrazione». « È un problema enorme – conclude Stefano Bellati (Progetto Vigevano) - tra un paio d'anni ci sarà una situazione imbarazzante. Chi lavora e deve portare i figli all'asilo che farà? Deve avere soldi e fortuna per sperare di non finire in lista d'attesa. È una questione sociale, un servizio essenziale per la cittadinanza. Capisco la situazione economica, ma dobbiamo trovare una soluzione alternativa. Serve una commissione apposita». Selvaggia Bovani