«Questa mia vita da ebrea ortodossa»
VIGEVANO Quanti sogni accumuliamo nell'arco di una vita? E quanti riusciamo a realizzare? « L'importante – dice Gheula Canarutto Nemni, autrice di "Non si può avere tutto" – è cercare sempre di raggiungere quello che sogniamo, non lasciare nessun sogno per la strada e capire, però, che quelli non realizzati sono stati comunque tappe importantissime della nostra vita». La scrittrice ebrea ortodossa, nata e cresciuta a Milano con un passato da docente universitaria alla Bocconi, presenterà il suo libro questa sera alle 21 nel ridotto del Teatro Cagnoni (corso della Repubblica). «Si tratta di un libro – prosegue Canarutto Nemni - che trasforma il pre-giudizio in post-giudizio e invita a non demordere, perché nella vita l'importante è provarci. Il libro è stato uno step successivo all'abbandono della docenza universitaria, uno strappo dovuto all'ambiente che non faceva per me, dato che ad emergere erano sempre quelli che sgomitavano. Vorrei ci fosse più meritocrazia, mi sarebbe piaciuto andare avanti per merito e quindi ho lasciato e mi sono detta "ho perso un'opportunità che trasformerò in una nuova opportunità". Così adesso scrivo, e tantissimo, vado in giro, parlo. Condivido pensieri, valori. C'è molta curiosità sull'ebraismo». Non un invito al possesso, all'avere come "accumulare", bensì come realizzazione personale, che passa anche attraverso il riconoscimento di alcuni valori. «La religione – prosegue l'autrice - per noi è uno stile di vita, non c'è una distanza tra vita reale e fede o professione religiosa: per noi è un tutt'uno. Dal primo momento in cui ci si sveglia all'ultimo in cui si chiudono gli occhi per dormire, è tutto permeato dalla religione. Nel libro non ho raccontato il tecnicismo delle regole, ho preferito parlare dei nostri sono valori: per esempio il sabato nella religione ebraica è un valore, è il giorno in cui ci si dedica alla famiglia, all'introspezione, a sé stessi». La serata è ad ingresso libero ed aperta a tutti. Si tratta di un intermeeting a cura del Lions club. «Il contatto con Vigevano – conclude Gheula Canarutto Nemni – è, diciamo, di famiglia. Mio suocero lavora da più di 30 anni con Aldo Pollini, vigevanese e componente Lions». Selvaggia Bovani