SI FA PRESTO A DIRE INTEGRAZIONE
di BRUNO MANFELLOTTO «Sarà un'invasione», profetizzano all'unisono Alfano e Maroni, Salvini e Gasparri. Colpa del governo - dicono - che vuole cancellare il reato penale di immigrazione clandestina, all'ordine del giorno del prossimo Consiglio dei ministri. Ma poiché l'introduzione del reato porta la data del 2002 e la firma di Bossi e Fini, ed è stato reso ancora più stringente da Maroni ministro dell'Interno nel 2009, essi dovrebbero anche tener presente che, come la realtà dimostra, quelle norme non sono riuscite a fermare né l'ondata dei migranti né i trafficanti di morte che li sbarcano sulle coste italiane. Anzi. Quel reato comunque è stato bocciato dalla Ue, non disturba più di tanto gli immigrati condannati a somme ingenti che non pagheranno mai, e intralcia il lavoro dei magistrati: un imputato di un reato penale - spiegano - può avvalersi della facoltà di non rispondere, una persona informata sui fatti potrebbe invece dare notizie importanti sui veri criminali, gli spalloni di vite umane. Viziata dai soliti pregiudizi, la discussione fatica a entrare nel merito. Se davvero un reato penale ostacola le indagini, va tolto di mezzo; ma se finirà così, allora è necessario che contestualmente siano fissate punizioni più dure per gli immigrati, ormai non più penalmente clandestini, che dovessero rendersi responsabili di un delitto: mai dare l'impressione che non vengano fatte rispettare le regole che sono alla base della convivenza civile. È un argomento apparentemente ovvio, eppure forte, che dovrebbe appartenere anche a quella parte del mondo politico e dell'opinione pubblica che si dichiara democratica e di sinistra. Se non altro per non lasciare princìpi importanti solo agli slogan della destra xenofoba affezionata all'equazione immigrato = criminale. Affermazioni ovvie? Forse, ma pensate a ciò che è successo a Colonia. Decine di donne palpate, picchiate e derubate hanno a lungo tentennato prima di presentare denuncia contro i loro aggressori, probabilmente per l'inconscio timore di peccare di razzismo e xenofobia; l'intervento delle forze dell'ordine è stato assai tardivo (solo ieri i primi arresti e pure le dimissioni del capo della polizia), chissà se per inefficienza o quieto vivere; gli stessi media tedeschi hanno dato notizia della notte brava cinque giorni dopo, un po' per non esasperare gli animi, ma anche per la stessa forma di pudore politicamente corretto. Si discuterà ancora a lungo se a Colonia si è trattato di bullismo, guerriglia urbana o spedizione punitiva di massa. Ma forse il quesito di fondo è un altro. I molestatori non sono immigrati dell'ultima ora, vivono in terra tedesca da anni, però la loro visione della donna nella famiglia e nella società non è stata minimamente intaccata dalla way of life europea, è rimasta quella fissata nella più retriva tradizione araba. E su questo simbolo forte del mondo occidentale, la donna emancipata, il branco ha deciso di colpire. È la conferma che in Germania la politica di integrazione è fallita ed europei e arabi sono rimasti due mondi che non si incontrano. Ne sono plastica rappresentazione le periferie destinate agli immigrati, città chiuse e parallele che favoriscono il fiorire di punti di vista sempre più radicali ed estremistici. Intendiamoci, l'integrazione tra diverse visioni del mondo porta inevitabilmente al conflitto, ma bisogna riuscire a governarlo. Con i turchi che vivono in Germania (la comunità più numerosa, un terzo dei nove milioni di stranieri) l'operazione è riuscita e la maggior parte di loro si è adattata più facilmente alla via tedesca e alle sue regole. Certo, sono ancora i figli di Ataturk, di cultura più laica e aperti al mondo, e questo ha pesato. Ma più determinante è che quell'ondata di immigrazione coincise con il grande boom industriale degli anni Cinquanta-Sessanta: il benessere aiuta l'integrazione perché include, non esclude, e offre a tutti maggiori opportunità. Negli ultimi anni è accaduto il contrario: la crisi economica, bruciando risorse e posti di lavoro, ha alimentato l'esclusione, enfatizzato la diversità, fomentato l'odio sociale. Insomma, le vie dell'integrazione sono infinite. Ma non passano solo per i codici. ©RIPRODUZIONE RISERVATA