«Raccontare, non solo arte È un mestiere che s’impara»

Professore a contratto dell'Università di Pavia, Guido Bosticco tiene corsi di scrittura creativa, giornalistica e argomentativa in diverse facoltà dell'ateneo. È anche docente dei laboratori di scrittura della "Scuola del viaggio" (scuoladelviaggio.it), associazione che insegna a migliorare la propria capacità di comprendere e raccontare i luoghi attraverso la scrittura, la fotografia e il disegno, che organizza workshop e summerschool in tutta Italia dedicate all'arte del reportage. Ha pubblicato nel 2007 "Riempire i vuoti. Un manuale (soggettivo) di scrittura e comunicazione", nel 2008 "La tromba a cilindri. La musica, io e Pasolini", nel 2012 "PPP. Il mondo non mi vuole più e non lo sa" e nel 2015 "Per altre vie. Incursioni nella filosofia della musica" (2015). Giornalista professionista, è socio fondatore di Epoché, un'agenzia che si occupa di comunicazione.PAVIA Tutti, almeno una volta nella vita, abbiamo pronunciato la frase: «Dovrei scrivere un libro». Animati da sincero ardore creativo o dalla semplice volontà di mettersi alla prova, tutti abbiamo pensato di prendere carta e penna e di raccontare una storia, salvo poi arrenderci senza sapere esattamente da che parte cominciare. Perchè scrivere non è solo un'arte, è anche un mestiere: lo sa bene Guido Bosticco, docente dell'Università di Pavia incaricato di tenere i corsi di scrittura creativa, argomentativa e giornalistica. Ai suoi studenti e a quelli della "Scuola del viaggio", Bosticco insegna a strutturare racconti, reportage e romanzi, a raccontare con stile e precisione e soprattutto a non scoraggiarsi mai di fronte alla difficoltà. Professore, cominciamo a fare chiarezza: cosa si intende per "scrittura creativa"? «Dal mio personale punto di vista qualunque tipo di scrittura è scrittura creativa. Lo è se riesce a prendere un materiale grezzo X (che può essere una scena, un'esperienza, un ricordo, un'idea) e a trasformarlo in parole. Che si tratti di un articolo o di un racconto, di un romanzo o di un saggio, l'importante è il procedimento che si applica, la particolare costruzione che si decide di dare a quanto si sta scrivendo. Se inserisci un flashback, se aggiungi una digressione, se ti soffermi su un particolare: tutto questo è già scrittura creativa». E si può insegnare? «In certa misura sì. Certo, se punti ad eguagliare Shakespeare avrai bisogno anche di un po' di talento, ma nella maggior parte dei casi non è strettamente necessario. Diventare un buono scrittore è possibile per molte persone, se non per tutte». È più questione di talento o di costanza? «Un vecchio detto dice che il genio è 1% ispirazione e 99% traspirazione, vale a dire sudore. Questo vale anche per la scrittura, motivo per cui quando i miei allievi mi portano un testo scritto di getto io non lo leggo nemmeno. Gli dico di tornare a casa, di rileggerlo, di sistemarlo e di consegnarmelo solo quando sono convinti che quella sia la sua forma definitiva. Gli amanuensi dicevano "Nulla dies sine linea", cioè "Non deve passare un giorno senza scrivere qualcosa": se non si è disciplinati, non si può essere scrittori». Cosa insegna ai suoi allievi? «Quello che insegna qualunque docente di scrittura. Innanzitutto fornisco loro la cassetta degli attrezzi, quella da cui dovranno attingere quando cominceranno a comporre. Ci metto dentro non solo gli strumenti basilari (vale a dire la grammatica e il lessico) ma anche lo sviluppo di un proprio stile e di un proprio punto di vista, la precisione linguistica e la capacità di selezionare le informazioni. Una volta che hanno imparato i fondamentali si tratta per lo più di fare pratica e di confrontarsi con gli altri». È importante far leggere i propri scritti? «Non solo è importante, è fondamentale. Quando si scrive qualcosa bisogna sempre poter contare su qualcuno (la moglie, la fidanzata, un amico) che lo legga e lo giudichi, dicendoci cosa non funziona e possibilmente anche perchè. D'altronde l'edizione di un libro si porta a termine proprio così, confrontandosi continuamente con il proprio editor, al quale spetta il compito di migliorare il testo dell'autore». Ci sono altre regole da tenere a mente? «Ce ne sono molte altre, ma una è assolutamente imprescindibile: leggere. Leggere tanto e leggere bene, perchè leggere è il primo modo per imparare a scrivere. Ecco perchè durante i corsi di scrittura gli insegnanti propongono di continuo delle letture, citano diversi autori, fanno esempi su esempi attingendo dalla letteratura mondiale. Spesso nella scrittura ci si improvvisa, si è convinti che solo perchè si sa tenere in mano una penna si sappia scrivere: ma non è così, c'è differenza tra compilare la lista della spesa e costruire un bel romanzo». Parliamo dei suoi allievi: qualcuno diventa scrittore? «Non solo qualcuno diventa scrittore, ma altri finiscono per trovare la loro strada nel giornalismo o nell'editoria, diventano copywriter nelle agenzie di pubblicità e sfruttano per lavoro ciò che hanno imparato durante i corsi in università. Alla "Scuola del viaggio" (che prevede tantissime attività diverse tra cui scrittura, disegno e fotografia finalizzate al racconto dei luoghi) mi è anche capitato chi ha deciso di lasciare il lavoro per seguire la strada della creatività». Serena Simula