Riad rompe le relazioni con Teheran

ROMA L'Arabia Saudita che ha riacceso la miccia degli scontri, violentissimi, tra sciiti e sunniti dovrà subire la «vendetta divina». Alì Khamenei, guida spirituale dell'Iran, lancia la sua sentenza all'indomani della dell'uccisione per condanna a morte dell'Imam sciita Nimr al-Nimr da parte dei sauditi, esecuzione eseguita assieme ad altre 46 esecuzioni capitali per terrorismo. In risposta, a sera, Riad ha ordinato l'evacuazione del personale diplomatico dall'Iran, interrompendo di fatto le relazioni e dando 48 ore ai diplomatici iraniani per lasciare a loro volta il regno. La morte dell'attivista sciita al-Nimr, condannata anche dal presidente iraniano Hassan Rohani, ha scatenato la rabbia dell'Iran e proteste delle fazioni sciite sfociate in scontri anche in Iraq, Yemen, Baharein, Pakistan e altri paesi musulmani. Per reazione, a Teheran, sabato notte, è stata assaltata l'ambasciata saudita e la polizia iraniana ieri mattina ha arrestato 40 manifestanti. Mentre a Mashad, nord dell'Iran, è stato incendiato il consolato. Ancora ieri nella periferia di Manama, capitale del Bahrein, sono scoppiati nuovi scontri tra manifestanti sciiti e polizia. «Senza dubbio l'illegittimo spargimento di sangue di questo martire innocente avrà un effetto rapido e la vendetta divina si abbatterà sui politici sauditi», ha tuonato dal suo sito web Khamenei paragonando Riad allo Stato islamico e sovrapponendo in una foto i due boia, come a sottolineare che non vi è differenza. E la minaccia della guida suprema suona come una dichiarazione di guerra che potrebbe alimentare un incremento di tensioni e violenze in tutto il Medioriente, ipotesi che ha allarmato la Casa Bianca preoccupata per i rapporti con l'Iran e la lotta all'Is. Così l'amministrazione Obama ha chiesto all'Arabia Saudita di mostrare «moderazione» sul fronte del rispetto dei diritti umani. Ma oltre alla preoccupazione ci sarebbe anche un certo imbarazzo: all'amministrazione Usa infatti si imputa di non aver saputo, o voluto, fermare l'ennesima esecuzione di massa a Riyad. Sotto accusa la politica di Barack Obama, considerata da molti osservatori troppo accondiscendente nei confronti del ricco alleato saudita, a cui gli Stati Uniti da decenni sono legati per motivi di interesse economico (uno su tutti il petrolio) e che attengono alla sicurezza nazionale. A Bruxelles, dopo gli attacchi all'ambasciata saudita di Teheran, ci sono stati colloqui telefonici tra il capo della diplomazia europea, Federica Mogherini, e il ministro degli Esteri iraniano, Javad Zarif, e quello saudita, Adel al Jubeir. «Nessuno sforzo deve essere risparmiato per mantenere la situazione sotto controllo e prevenire l'escalation delle tensioni settarie», ha fatto sapere poi Mogherini sottolineando che «in gioco vi è la sicurezza e la stabilità di tutta la regione che già si trova di fronte alla minaccia terroristica». La comunità internazionale e i principali attori internazionali, ha concluso, «stanno lavorando per sostenere una soluzione politica alla crisi in Siria e per unire le forze contro i gruppi terroristici, e questi sforzi non dovrebbero essere messi in pericolo da una nuova instabilità». Tuttavia quello di ieri è stato un pomeriggio di manifestazioni davanti all'ambasciata saudita a Teheran, nonostante il divieto delle autorità di ogni altra protesta. Gli attivisti sciiti hanno bruciato bandiere saudite e americane e hanno messo in atto la proposta annunciata da Teheran di dedicare una strada allo sceicco ucciso sabato. Avevano alcune tabelle con il nome di al-Nimr in caratteri latini, del tutto simili a quelle delle strade, e alla fine sono riusciti a metterle al posto di quelle di Boustan street. (a.d'a.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA