Il museo contadino il fiore all’occhiello
OLEVANO E' il fiore all'occhiello di Olevano e non poteva essere altrimenti. Il museo di arte e tradizione contadina, nato nel 1993, attira ogni anno migliaia di visitatori ed è diventato, con il tempo, un punto di riferimento non solo per la provincia di Pavia ma per tutta la Lombardia. Giuseppe Poggi è il presidente dell'associazione che gestisce l'esposizione. «A dire il vero ci conoscono ormai in tutta Europa – spiega –. E' un vanto, la nostra storia, le nostre radici». Il museo è ospitato all'interno di un complesso agricolo ottocentesco, recentemente ristrutturato e riqualificato proprio per esporre gli attrezzi e gli oggetti che hanno fatto la storia dell'agricoltura. All'interno, nel porticato che precede l'ex stalla sono esposti alcuni carri agricoli e macchine risalenti ai primi anni '60. Il museo vero e proprio è invece ospitato al primo piano, in quello che un tempo era il fienile. Ci sono poi diverse sezioni, da quella che racconta i principali lavori agricoli stagione per stagione (aratura, semina, fienagione, mietitura), alla casa contadina dove il tempo si è fermato con i suoi locali e oggetti antichi. L'ultima parte è invece dedicata alle attività contadine e artigianali, con strumenti e materiali tipici del norcino, del falegname e di altre occupazione tipiche. «I visitatori ogni anno solo all'incirca 3500 – rivela ancora Poggi –. Il museo è aperto da febbraio a novembre e parla soprattutto della nostra coltura d'eccellenza, cioè il riso». «La nostra esposizione offre la possibilità di visite guidate, con la partecipazione di testimoni del mondo agricolo lomellino» conclude il presidente. Al suo fianco, una memoria storica dei lavori contadini, Carlo Arrigone. Ottant'anni, Arrigone rappresenta davvero la storia vivente di un mondo che oggi non c'è quasi più, o nella migliore delle ipotesi si è trasformato radicalmente. «Ho fatto persino il mugnaio, un mestiere che si è praticamente estinto – ricorda –. Ed è stato il più bello che ho fatto in quegli anni. Conoscevo una ad una le famiglie di Olevano. Andavo casa per casa a ritirare i sacchi di cereali, li portavo al mulino a macinare, e poi li riportavo indietro. Si raccoglievano così racconti, confidenze, storie di tutti. Insomma, un po' come il prete...». Arrigone ha raccolto in un volume il ciclo tradizionale dei lavori contadini in Lomellina. Presto ne pubblicherà un altro. E per un motivo ben preciso. «Sono un nostalgico di questo mondo che sta scomparendo. Ci sono alcuni lavori che io ho fatto nei campi di cui quasi più nessuno si ricorda. Molti giovani non li hanno nemmeno mai sentiti nominare. Non voglio che tutto vada perso».(g.s.)