E adesso Renzi blinda l’Italicum
ROMA «Sia benedetto l'Italicum». Matteo Renzi guarda alla Spagna e pensa all'Italia. Il "balletto post elettorale" prodotto da Podemos e Ciudadanos a Madrid, Roma l'ha sperimentato nel 2013 per l'exploit dei 5 Stelle. Ma con l'Italicum non accadrà più: grazie al ballottaggio «ci sarà un vincitore chiaro», rivendica il premier, ribadendo un pensiero già espresso a caldo, nella serata di domenica, dal ministro Maria Elena Boschi. La nuova legge elettorale, sottolinea, «cancella» in Italia il balletto delle trattative e consegna a chi vince «una maggioranza in grado di governare». Il ragionamento, però, non convince affatto la sinistra. E non solo quella "extra Pd", che nel doppio turno rischia di venire travolta. Ma anche quella interna al Pd, che torna a chiedere di cambiare la legge elettorale. O, avverte Pier Luigi Bersani, si corre un «rischio tsunami». Riformare il sistema istituzionale è necessario, sottolinea Sergio Mattarella, perché «il senso di incompiutezza» non produca «ulteriori incertezze e conflitti, oltre ad alimentare sfiducia». Perciò il presidente auspica che le riforme (il voto che chiuderà la prima lettura è alla Camera l'11 gennaio) «giungano a compimento» in questa legislatura. E aggiunge che serve un «riordino e recupero della razionalità del processo legislativo». Il risultato spagnolo porta il centrodestra e la sinistra (non il M5S, che esulta per la vittoria delle «forze antisistema») a insorgere contro una legge elettorale con premio di maggioranza alla lista che, al ballottaggio, rischia di mandare in scena il confronto Pd-M5S e che in Parlamento ridurrà la rappresentanza dei piccoli partiti. «Di leggi che regalavano la maggioranza di seggi anche a chi non ha vinto ne ricordiamo un'altra, nel Ventennio», protesta dalla Lega Roberto Calderoli. E anche Pippo Civati paragona l'Italicum alla legge Acerbo del 1923, perché - spiega - chi prende poco più del 20% rischia di prendere il 55% dei seggi. «Un governo senza popolo è una strada senza uscita», avverte Stefano Fassina. Dalla minoranza Pd Gianni Cuperlo invita ad avviare una «riflessione seria» su uno scenario che in tutta Europa sancisce la «fine del bipolarismo». «Altro che benedetto Italicum - replica Roberto Speranza -. È un errore e va cambiato». La minoranza dem chiede di introdurre il premio alla coalizione o l'apparentamento al secondo turno. Ma Bersani si spinge oltre: «Io continuo a essere per il doppio turno di collegio. La governabilità non può essere una camicia di forza». Ma il vicesegretario Lorenzo Guerini chiude: «La modifica della legge non è in discussione».