Brega Massone, confermato l’ergastolo
di Maria Grazia Piccaluga wPAVIA La Corte d'Appello di Milano ha confermato l'ergastolo per il chirurgo pavese Pier Paolo Brega Massone. A 51 anni l'ex primario della clinica Santa Rita ha davanti a sè la prospettiva del carcere a vita. Resta solo la Cassazione a cui aggrapparsi per modificare la sentenza. Anche per i giudici di secondo grado l'ex primario causò la morte di quattro pazienti: Giuseppina Vailati, 82 anni, Maria Luisa Scocchetti, 65 anni, Gustavo Dalto, 89 anni, e Antonio Schiavo, 85 anni. Tutti anziani portati, secondo l'accusa, «sul tavolo operatorio» senza alcuna giustificazione clinica per interventi «inutili» effettuati al solo fine di «monetizzare» i rimborsi del sistema sanitario nazionale per la clinica convenzionata. Ha provato fino all'ultimo a togliersi il marchio di carnefice in quella che è stata subito ribattezzata la "clinica degli orrori". Ha insistito, sostenuto dai sui avvocati, perché gli venisse concessa un'ulteriore perizia super partes che colmasse le lacune che a suo parere presentavano le relazioni redatte nel corso del lungo iter processuale. E ieri ha provato a lanciare un ultimo appello ai giudici prima che si ritirassero in camera di consiglio: «Non ero un serial killer, la mia priorità è sempre stata quella di dare ai pazienti la sicurezza». «Vi chiedo accoratamente di valutare la mia persona per quello che è sulla base degli atti del processo – ha aggiunto – non per come è stata descritta. Da quando sono in carcere ho avuto come unica preoccupazione la mia famiglia quello che a me interessa è la salute di mia figlia e di mia moglie». E ha raccontato di aver perso peso, 16 chili, da quando è detenuto in cella «a causa anche della situazione carceraria che mi ha minato». E ha ribadito con forza di aver «sempre agito in scienza e coscienza». Alla lettura della sentenza poco dopo le 18 è rimasto impassibile e prima di lasciare l'aula per tornare nel carcere di Opera ha abbracciato la moglie. «Siamo sconcertati per questa sentenza, faremo ricorso in Cassazione» ha commentato l'avvocato Titta Madia, difensore, assieme all'avvocato Luigi Fornari. «I giudici si sono bendati gli occhi e si sono fidati ciecamente dei consulenti della Procura generale – ha concluso l'avvocato Madia – che possono anche aver sbagliato». In primo grado erano stati condannati anche Fabio Presicci e Marco Pansera, due chirurghi che facevano parte dell'equipe di Brega, rispettivamente a 30 anni e a 26 anni e 2 mesi di carcere. Ieri invece Pansera è stato assolto, mentre è stata ridotta da 30 a 25 anni di carcere la pena per Presicci. Non luogo a procedere, invece, per gli altri quattro imputati, tra cui due anestesisti, perché i reati sono prescritti.