Vino, scoppia lo scandalo
22 luglio. La procura di Pavia decide di mettere sotto sequestro 17 milioni di litri di vino sfuso e 700mila bottiglie alla Cantina Terre d'Oltrepo di Broni: l'attività della cantina di fatto paralizzata, tutto il vecchio consiglio d'amministrazione indagato per frode in commercio. Inizia così la bufera che investe il mondo del vino oltrepadano attraverso l'inchiesta che riguarda - con capi d'accusa pesantissimi, soprattutto a livello di immagine per il prodotto - una delle sue aziende più grandi e conosciute. Nel novembre 2014, in occasione dei primi sequestri, si era diffusa parecchia preoccupazione nell'ambiente, ma nessuno poteva immaginare conseguenze di queste dimensioni. Il quantitativo sequestrato corrisponde, di fatto, a tutto il vino presente in cantina, relativo alla vendemmia 2014. L'accusa è di frode in commercio: secondo le indagini coordinate dal sostituto Paolo Mazza e dal procuratore aggiunto Mario Venditti sarebbe stato venduto vino che non corrispondeva a quanto riportato sulle etichette. A novembre la contestazione aveva toccato Livio Cagnoni, all'epoca direttore della cantina, e la sua segretaria, a cui la polizia giudiziaria aveva sequestrato in casa alcune centinaia di migliaia di euro in contanti, nascosti all'interno di un borsone. Ora la stessa accusa è condivisa dall'intero consiglio di amministrazione che aveva gestito l'attività della cantina fino alle elezioni di gennaio. ma non c'è nel mirino solo l'attività della cantina di Terre d'Oltrepo: l'attenzione della magistratura si concentra anche sui produttori che conferivano le proprie uve allo stabilimento. E sarà lo stesso Cagnoni a confessare al magistrato il meccanismo "distorto" dei conferimenti: le quote di Pinot Grigio venivano compensate con uve di qualità e prezzi inferiori, creando una sorta di plusvalenza che veniva spartita tra l'agricoltore coinvolto e la cantina.