Bce, la crescita ancora a rischio
NEW YORK Le piazze finanziarie europee volano all'indomani del primo aumento dal 2006 dei tassi di interesse americane da parte della Fed. I listini del Vecchio Continente, già chiusi al momento dell'annuncio storico, hanno corso per tutta la mattinata, per poi rallentare nel finale con Wall Street. Ma poi hanno chiuso tutti in territorio ampiamente positivo, con Milano che sale dell'1,48% e Francoforte, maglia rosa, a +2,57%. Gli indici americani, invece, dopo un avvio in salita frenano e girano in rosso, accusando perdite dell'1% dopo la "sbornia" della stretta. A pesare anche il petrolio, che torna sotto i 35 dollari al barile. L'euro si indebolisce leggermente sul dollaro, restando sotto gli 1,09, mentre il petrolio continua la sua discesa, anche sotto i 35 dollari al barile. Il presidente della Fed, Janet Yellen, ha rassicurato sullo stato dell'economia americana, non intravedendo rischi di recessione. E ha spiegato nel dettaglio come la Fed intenda procedere, dagli strumenti per aumentare i tassi agli aumenti graduali. Dettagli che il mercato, alla ricerca di certezze, attendeva per cercare di scongiurare la volatilità degli ultimi mesi. Gli occhi, dunque sono ora puntati sulle prossime mosse, attese per marzo. Goldman Sachs stima che la Federal Reserve aumenterà i tassi quattro volte nel corso del 2016. La Bce scatta invece un quadro più cauto: rassicurando sulla volontà e la capacità di agire con ogni strumento a sostegno dell'inflazione, l'Eurotower mette in evidenza come ci siano ancora rischi sulla crescita. I rischi sono geopolitici e legati alle incertezze sull'evoluzione dell'economia globale. E sono in grado di influire sulla crescita, la domanda di esportazioni e la fiducia. Il massiccio e prolungato afflusso dei rifugiati - spiega la Banca centrale europea - potrebbe pesare sui bilanci di alcuni paesi, quali ad esempio l'Italia, con un impatto sui conti pubblici dello 0,2 per cento. Proprio sul Belpaese la crisi ha avuto un impatto negativo più persistente sull'occupazione, rimasta invariata in controtendenza rispetto all'area euro e alle sue economie. Tra il secondo trimestre del 2013 e lo stesso periodo del 2015, poi, l'incremento del numero di occupati è dipeso per il 63 per cento da posizioni a tempo parziale, ossia quasi due nuovi occupati su tre in Italia sono precari, a tempo determinato o stagionali. Nei dati della Bce sul lavoro, insomma, anche la Grecia (dove l'aumento dell'occupazione è marcato) sta messa meglio di noi. Le fotografie scattate da Bce e Fed si contrappongono, così come le loro politiche monetarie, per la prima volta divergenti. A risentire delle diverse strade intraprese sono i tassi di cambio, con l'euro che cala dello 0,6 per cento a 1,0821 dollari, e il biglietto verde che sale dello 0,3 per cento sullo yen. Il caro dollaro sembra la maggiore preoccupazione delle aziende americane a fronte di un ripresa ancora debole. Gli economisti ritengono però che la corsa del dollaro sia in una fase matura e, al di là dell'apprezzamento del dopo Fed, non ci saranno forti aumenti.