L’arte e le passioni di Picasso rivivono a Palazzo Vistarino
PAVIA «L'esposizione presuppone una revisione globale dell'arte di Picasso attraverso 260 opere». Così la curatrice spagnola Lola Duran spiega il senso della mostra "Picasso e le sue passioni" che porta a Pavia le opere del grande artista del Novecento e apre le porte di Palazzo Vistarino, una delle dimore patrizie del Settecento più belle della città. Dopo il successo di Catania, "Picasso e le sue passioni" si prefigge di essere una mostra per Pavia e per il Nord Italia, e un'occasione per conoscere al meglio l'opera del grande pittore che ha rivoluzionato l'arte del secolo passato ed ancora influenza quella dei nostri giorni. Signora Duran, qual'è stato il criterio di scelta dei lavori in esposizione? «La mostra vuole offrire un panorama completo della creatività di questo genio del Ventesimo secolo, da diversi punti di vista. Con questo fine, si sono scelte opere che, in primo luogo, ci permettessero un avvicinamento completo alla sua traiettoria artistica nel tempo». Da dove si parte? «Da "Il Pranzo Frugale" del 1904, quando Picasso si stabilisce a Parigi, la capitale dell'arte, ed è immerso in quello che si conosce come "il periodo azzurro". Si continua nel suo "periodo rosa", quando il cromatismo si ammorbidisce con le scene di circo e saltimbanchi, di lì al cubismo, al classicismo. Sono rappresentati 70 anni di lavoro, tutta la sua vita artistica. Da un altro punto di vista la mostra ci avvicina alle differenti discipline o metodologie nelle quali si sviluppa il genio da Picasso: pitture, disegni, incisioni o ceramiche. Finalmente sono rappresentati temi e tecniche che richiamano la sua attenzione e che plasma nelle sue creazioni, le sue passioni». Quali sono state le passioni di Picasso? «Picasso era un uomo appassionato, non c'è dubbio. La prima passione è l'amore, l'amore verso se stesso in primo luogo; l'io emerge in questo aspetto dal suo "Autoritratto" del 1967; e anche dalle numerose rappresentazioni del "minotauro", che troviamo nelle sue incisioni. Diceva il gallerista e critico Daniel Henry Kahnweilwer che il minotauro di Picasso che si diverte, ama e lotta, è Picasso stesso. Il minotauro sarebbe quindi l'alter ego di Picasso. C'è poi l'amore per le donne, ampiamente presenti nell'esposizione. La sua passione per la letteratura si può apprezzare nell'illustrazione dei "Sonetti" di Góngora, o di "La Celestina", un testo che racconta una storia di amore ambientata nel secolo XV che serve a Picasso per la rappresentazione delle sue pulsioni erotiche». E la corrida? Picasso la considerava lo sport più nobile perché , diceva, "è l'unico i cui gli avversari non possono mettersi d'accordo". «Picasso amò i tori fin da bambino, quando suo padre lo portava alle corride. Mantenne quell'inclinazione e quella passione durante tutta la sua vita. La corrida è la metafora della vita, la lotta per il potere, la relazione amorosa. La presenza del toro è costante nella sua opera. In questa esposizione si può contemplare "La Tauromaquía o l'arte di Toreare di Pepe Hillo", un trattato sulla purezza della corrida che aveva illustrato già nel 1815 uno dei pochi maestri ammirati da Picasso, Francisco Goya». Picasso come traduce le passioni in arte? «Se c'è qualcosa che possa arrivare a spiegare la complessa personalità di Picasso è la sua passione, la sua curiosità, il suo immenso affanno di conoscere e sperimentare». Generalmente si pensa a Picasso soprattutto come pittore. La mostra di Pavia dà molto spazio alle ceramiche. La ragione di questa scelta? «La ceramica è la tecnica che Picasso utilizza ampiamente a partire dalla fine degli anni Quaranta. È un aspetto molto importante ma meno conosciuto, da lì viene l'ampia rappresentazione in questa esposizione. L'argilla e il suo cambiamento durante la lavorazione lo portarono alla scoperta di un nuovo linguaggio artistico. La ceramica appare così come una risorsa nuova, una nuova avventura della sua maturità. Gli offre nuove possibilità di espressione, e la novità per lui non è un ostacolo, bensì una sfida». In quali opere si può meglio constatare la ricerca di Picasso dell'essenzialità? «Nell'arte di Picasso il colore e la tematica della scena si depurano fino a dotare le pitture e i disegni di una personale semplicità che accompagnano la sua opera per tutta la vita. Di quella purificazione della "cosa accessoria", in quello che finì per convertirsi, tra altre cose, il cubismo, uno degli esempi più significativi presente nella mostra è la "Tete de femme", datata 1943. Anni dopo, allontanatosi già dal cubismo propriamente detto, Picasso è rimasto però segnato in modo irrevocabile dall'impronta dell'essenzialità formale». Dopo Pavia, la mostra "Picasso e le sue passioni" dove andrà? «In Asia, Corea e Cina». (lieto sartori)