Senza Titolo
di ERNESTO BETTINELLI* Nel corso della conferenza di Parigi sui cambiamenti climatici, appena conclusasi, nessuno ha contestato gli allarmanti dati sulla "salute" del pianeta e sui conseguenti rischi a medio termine che gravano sull'umanità. Eppure, ancora una volta, invece di impegnarsi in un'azione comune ed effettivamente coordinata a livello mondiale per far fronte in modo adeguato alla gravità della situazione, ci si è affidati alla buona volontà dei singoli stati. Le rivendicazioni di "sovranità" formali, sempre più effimere, sono prevalse sulle ragioni sostanziali della vita e della convivenza di tutti gli umani (senza considerare gli altri esseri viventi). Lo stesso discorso vale per altre emergenze che affliggono in maniera crescente tutti i popoli e che oltrepassano i confini nazionali e maturano al loro interno, come il terrorismo. Di fronte ad efferati crimini contro l'umanità, che esigerebbero una reazione razionale di tutta l'umanità nelle sedi internazionali in cui essa può e deve essere rappresentata, i singoli stati privilegiano risposte individuali e ricorrono all'ormai logoro (anche perché inefficace) strumento della "guerra", per riaffermare la propria forza "sovrana" e, appunto, la propria identità nazionale piuttosto che riconoscersi in una comune condizione umana. CONTINUA A PAGINA 9