Stragi e terrore, il lato oscuro della storia della Repubblica

PAVIA Il politologo e senatore Norberto Bobbio, vissuto nel secolo scorso, aveva una teoria: che la Democrazia doveva essere come una casa di vetro, non nel senso di fragile, ma trasparente; in pratica riteneva che per capire se un Governo fosse autenticamente democratico bisognava vedere quanto fossero trasparenti i suoi meccanismi di potere. Domani mattina alle 11,15 al Liceo Copernico di Pavia (via Verdi 23/25) si terrà il convegno "Il lato oscuro della Repubblica", in cui Andrea Saccoman, ricercatore di Storia Contemporanea dell'Università Bicocca di Milano, tratterà delle stragi e dei misteri tragici che hanno colpito il nostro Paese negli anni passati e di cui nessuno ha saputo dare ancora una spiegazione certa. L'incontro fa parte del ciclo di appuntamenti organizzato dall'Associazione Culturale Musicale Il Demetrio "Indagine sull'Italia contemporanea: la legalità". È da ricordare, inoltre, che sabato 12 dicembre sarà il quarantaseiesimo anniversario della strage di Piazza Fontana, quando nel giro di un'ora ci furono ben cinque attentati-bomba nelle due principali città italiane: Milano e Roma. In quell'occasione, presso la Banca Nazionale dell'Agricoltura del capoluogo lombardo i morti furono diciassette e i feriti ottantaotto. Al convegno, oltre a Saccoman, farà un intervento Carlo Arnoldi, di Magherno, presidente dell'Associazione Familiari Vittime di Piazza Fontana, in qualità di figlio di una vittima della cosiddetta "madre di tutte le stragi". Ci racconta la sua esperienza: «Nel 1969 mio papà, un piccolo agricoltore, aveva 42 anni e io 15. Quel giorno quando morì a me, mia madre e mia sorella è cascato il mondo addosso». La perdita, infatti, non fu solo affettiva, perché il capo famiglia era l'unico sostegno economico. «Come tutti i venerdì, quel 12 dicembre c'era a Milano il mercato dell'agricoltura e lui ci andò anche se aveva la febbre, perché doveva lavorare», ricorda. Arnoldi, poi, confida che la tragedia fu anche tutto l'iter processuale dei quarant'anni successivi, senza mai arrivare a identificare un sicuro colpevole. «Quello che a me interessa con l'Associazione è di sensibilizzare e far conoscere al pubblico la tragedia», afferma. E proprio a questo scopo, ma con un respiro più ampio, parlerà il professore Andrea Saccoman: «Affronterò la problematica di tutte quelle forze politiche e situazioni che stanno dietro ad episodi più o meno oscuri della storia italiana», anticipa. Partirà, infatti, dal "Piano Solo" dell'estate del 1964, passando per "Piazza Fontana" del ‘69, arrivando al "Golpe Borghese" del '70 e concludendo con cenni ad altri casi minori. «Su tutti questi avvenimenti non è stata ancora fatta completa chiarezza, non sappiamo come sono andate le cose – spiega Saccoman – La vicenda giudiziaria di Piazza Fontana, paradossalmente, è quella su cui conosciamo di più e non abbiamo colpevoli in carcere». Stiamo parlando, quindi, di atti terroristici avvenuti nel secolo scorso, ma ci possono essere della analogie con il terrorismo islamico e, in particolare, con le stragi di Parigi del 13 novembre? «Quelli come modo operativo più che Piazza Fontana ricordano il terrorismo di sinistra delle brigate rosse – risponde Saccoman – Non è di sicuro il tipo di terrorismo che mette le bombe nelle banche, nelle piazze o sui treni, perché qui c'è una forte rivendicazione del messaggio che lì non c'era». Anche se ogni genere di similitudine è solo estrinseca, le brigate rosse non possedevano la matrice religiosa, ma credevano, comunque, in una missione. I "lati oscuri" della Repubblica, oltre ai fatti inspiegabili, possono essere anche i provvedimenti che un governo vuole o deve prendere per garantire la propria sicurezza e quella dei cittadini? «Certo – replica il relatore – in un'emergenza terroristica si può essere disposti, attraverso leggi speciali, a rinunciare alla libertà ed ai diritti civili. Nessun Paese è davvero democratico da questo punto di vista». Saccoman spiega che è stata la Guerra Fredda a lasciare all'Occidente l'eredità di un'enorme crescita dei servizi segreti e dell'informazione di sicurezza. Commenta: «Se prendiamo questo processo dal punto di vista del principio filosofico ed etico, non è pienamente condivisibile, ma i problemi reali implicano il necessario adattamento». Oggi è importante, dunque, dialogare su tutti questi fatti, presenti e passati, per stimolare il nostro senso civico. Conclude Andrea Saccoman: «Bisogna ricordare la strage di Piazza Fontana e tutti gli altri attentati della violenza e del terrore perché fanno parte della nostra identità e noi siamo il prodotto del loro risultato». Gaia Curci