Intascò 50mila euro, Daidone a processo
di Maria Grazia Piccaluga wPAVIA Il 6 giugno del 2011 il consiglio direttivo di Confartigianato aveva chiesto le dimissioni dell'allora presidente Giuseppe Daidone, 35 anni, e della tesoriera Sabina Apollonio, 49 anni, definendo la loro gestione «personalistica e disinvolta». Quattro anni dopo quelle accuse hanno preso forma nel decreto di citazione diretta a giudizio dei due ex amministratori, disposto dal pubblico ministero della Procura di Pavia Roberto Valli. Compariranno davanti al giudice monocratico del Tribunale di Pavia, per difendersi dalla accuse, il 27 giugno 2016. A Daidone e all'Apollonio, in concorso tra loro, viene contestata l'appropriazione indebita di oltre 40mila euro in un periodo compreso tra il 2 luglio 2009 e il giugno 2011. Più precisamente, secondo l'accusa, si sarebbero appropriati di denaro dell'associazione artigiani - che ha sede all'interno del centro commerciale Minerva a Pavia - adducendo scuse fittizie e inventando rimborsi che poi non hanno trovato giustificazioni. La Procura ritiene che siano stati prelevati dalla cassa 7350 euro giustificandoli come rimborsi spese e rimborsi chilometrici che tuttavia non avrebbero avuto alcuna attinenza con le attività dell'associazione. Per le spese di una regata, non autorizzata dal consiglio di amministrazione, i due imputati avrebbero prelevato altri 1820 euro. Ma la somma più consistente contestata a Daidone e Apollonio è di 30mila euro: li avrebbero prelevati dalla cassa giustificandoli come un anticipo di pagamento delle parcelle per l'assistenza legale fornita dall'avvocato Italo Bozzi. Sarebbe però emerso in seguito, dall'analisi della documentazione in possesso dell'associazione, che quell'onorario sarebbe stato in realtà pagato direttamente dall'ente. Ci sono altri 2808 euro che "ballano": pagati con bonifico alla Vodafone per pagare le bollette telefoniche di utenze alla Global Nord srl di cui Daidone era legale rappresentante. L'ex presidente, che era subentrato alla gestione di Rino Malinverno dopo una guerra intestina, è accusato anche di aver trattenuto, nonostante le dimissioni dalla carica di presidente un telefono cellulare del valore di circa 500 euro, una chiavetta internet e un notebook del valore di oltre 2mila euro, strumenti che di fatto sarebbero dovuti rimanere nella disponibilità dell'associazione. Alla tesoriera Sabina Apollonio, difesa dall'avvocato Matteo Cristino, la Procura contesta separatamente circa 8mila euro di spese non giustificate nel periodo compreso tra il 2 novembre 2009 e il maggio 2011. Avrebbe prelevato, secondo l'accusa, circa 1690 euro dalla cassa dell'associazione senza tuttavia fornire una pezza giustificativa. Altri 2400 euro sarebbero stati prelevati per pagare le bollette del telefono della Termoidraulica Aeffe srl di proprietà del fratello e del marito e di cui lei stessa era consigliere di amministrazione. Gli ultimi 2mila euro sarebbero riferiti a una nota di un avvocata per una presunta consulenza.