Renzi: «Scommetto che chiudiamo a 0,8»
ROMA La lotta al terrorismo e la sicurezza, a maggior ragione alla vigilia dell'avvio del Giubileo, sono in questi giorni in cima alle preoccupazioni del premier. Subito dopo, c'è la ripresa economica con dati a luci e ombre. Da un lato, sottolinea il premier, «la disoccupazione è all'11,5%, quella giovanile al 39,8%». Dati migliori rispetto al passato ma, ammette Renzi, «se uno è contento del 39,8% va ricoverato». Ci sono poi le stime sulla crescita con l'obiettivo del pil allo 0,9% a fine anno che sembra vacillare. «Secondo me - stima il premier - chiudiamo allo 0,8 anche se il Mef sostiene che comunque sarà lo 0,9». E infatti, non appena il capo del governo rivede la stima di crescita, riceve un sms dal ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan: «Mi dice di tenere la linea sullo 0,9% di crescita del Pil, non è Roma-Fiorentina...». Tra strategie estere e scenari macro-economici, Renzi derubrica i temi politici. Il voto per le amministrative della prossima primavera, assicura, «non è una priorità in nessun dossier». Non per ora, almeno, visto che prima di gennaio il leader Pd non ha intenzione di sciogliere nodi e candidature della sfida delle comunali. Matteo Renzi non vede «elementi di novità» nella notizia, diffusa da fonti libiche, secondo cui gli jihadisti sarebbero giunti a Sirte dalla Siria e dall'Iraq. La presenza del Daesh alle porte non cambia la strategia «perchè - spiega il premier - a differenza dei giornali, non si può cambiare politica estera ogni giorno». L'intervento in Libia, sostiene Renzi, «non è all'ordine del giorno» così come il nostro paese non pianificherà interventi militari in Siria «senza una strategia» politico-diplomatico complessiva. Incontrando a Palazzo Chigi il presidente afghano Ashraf Ghani, Renzi sottolinea, ancora una volta, l'impegno «senza pari» dell'Italia nelle missioni internazionali: in Afghanistan, dove, assicura, «resteremo anche nel 2016», in Iraq, in Libano, in Somalia l'Italia per il premier fa la sua parte. «Non è che - reagisce il premier - un intervento in più o in meno denota il nostro tasso di partecipazione alla coalizione internazionale». E soprattutto la linea italiana non è dettata nè da prudenza nè da paura ma «da saggezza perchè la politica estera non va lasciata alle emozioni ma serve continuità».