Sgominata “cellula” jihadista Minacce al Papa: «Sarà l’ultimo»

di Maria Rosa Tomasello wROMA Gli investigatori parlano di «pericolosi indicatori di fanatismo religioso estremistico». Sul web minacciavano il Pontefice: «Ricordatevi che non ci sarà più un Papa dopo questo, questo è l'ultimo». Inneggiavano ai sanguinosi attentati del 13 novembre: «Parigi è a lutto, la torre senza luci, 158 morti. È solo l'inizio», e ancora «Dio distrugga la Francia». Minacciavano l'ex ambasciatrice americana in Kosovo, Tracy Ann Jacobson: «Questa ebrea americana, questa miscredente merita la punizione con la Sharia». Ed è stato usando come filo d'Arianna un gruppo creato su Facebook - "Con te o senza di te il Califfato è ritornato" - che gli agenti della Digos di Brescia e della Direzione centrale della polizia di prevenzione hanno scoperto una "cellula" di cittadini kosovari impegnata, secondo l'accusa, nella propaganda allo Stato islamico «verso internauti provenienti dall'area balcanica e residenti in Italia». Un gruppo, secondo gli inquirenti, collegati a filiere jihadiste attive in Siria, riconducibili al terrorista Lavdrim Muhaxheri, figura di spicco tra i combattenti rimpatriati dopo aver militato nelle file dell'Is (300 in Siria e Iraq i foreign fighters kosovari). Quattro le persone indagate nell'operazione, coordinata dalla Procura nazionale antimafia e antiterrorismo, chiamata "Van Damme", con una serie di perquisizioni in diverse città italiane, da Brescia a Perugia, e nel Kosovo. Apologia di terrorismo e istigazione all'odio razziale i reati contestati. «Il nome dell'indagine è stato scelto a partire da un messaggio: "Non siamo Rambo né Van Damme, ma facciamo fatti veri". E anche noi facciamo fatti veri», ha spiegato il dirigente della Digos, Giovanni De Stavola. Samet Imishti, 44 anni, considerato la "mente" del gruppo, è stato arrestato ad Hani I Elezit, in Kosovo, vicino al confine macedone. L'uomo, che avrebbe preso parte a «conflitti armati fuori dal Kosovo», aveva vissuto a lungo e fino all'aprile scorso a Chiari, nel Bresciano, dove fino lavorava come muratore. Il fratello Ismail è stato invece bloccato in un appartamento di Chiari considerato la "base" italiana, dove è stato scoperto «materiale propagandistico e software usati per il collegamento con altri sospetti». L'uomo è stato espulso per motivi di terrorismo. Stessa sorte è toccata al figlio Mergin, rintracciato a Savona, mentre la sorveglianza speciale per terrorismo - che viene applicata per la prima volta - è stata disposta per 5 anni per Suma Arben, macedone, domiciliato ad Arzignano (Vicenza). Nel corso delle perquisizioni in Kosovo, in collaborazione con gli investigatori locali, sono state sequestrate due armi, una carabina russa e una pistola calibro 7 di fabbricazione slava. Nei loro messaggi gli indagati parlavano di un prossimo avvento della sharia, la legge islamica, in Europa, «entro cinque anni»: «Miscredenti, capirete che l'Islam non si combatte, è inutile». «Siamo intervenuti in una fase di propaganda e apologia prima che potessero esserci problemi sul territorio - ha sottolineato De Stavola - Le armi ritrovate dimostrano che potevano entrare in azione». Le indagini non si fermano, ha detto il questore di Brescia, Carlo Esposito: «Esamineremo anche gli esiti delle attività investigative di questa mattina». Soddisfatto il ministro dell'Interno, Angelino Alfano: «È stata sradicata una cellula jihadista che usava principalmente la rete per diffondere messaggi di violenza, è la conferma che il nostro sistema di prevenzione e sicurezza sta funzionando». ©RIPRODUZIONE RISERVATA