l’opinione

Finegil Editoriale S.p.A CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE Carlo De Benedetti (Presidente) Monica Mondardini (Amministratore delegato) Lorenzo Bertoli (Consigliere preposto alla Divisione Nord Ovest) Consiglieri: Gabriele Acquistapace Fabiano Begal Roberto Bernabò Lorenzo Bertoli Pierangelo Calegari Antonio Esposito Domenico Galasso Roberto Moro Marco Moroni Raffaele Serrao Quotidiani locali Gruppo Espresso Direttore Generale: MARCO MORONI Direttore Editoriale: ROBERTO BERNABO'Si apre oggi, in una Parigi ancora fortemente ferita dai tragici attentati, il vertice mondiale sul clima - la COP21 - un appuntamento di grande importanza sia per il contenuto delle decisioni da prendere, ma soprattutto per il quadro di crisi internazionale in cui si colloca. Per questo il vertice non può e non deve fallire. Gli oltre 200 Stati presenti a Parigi hanno sul tavolo un dossier fatto di numeri chiari: la temperatura media della Terra è aumentata di un grado dall'inizio della rivoluzione industriale e se l'aumento arriva a due gradi le conseguenze sarebbero irreversibili, ci siamo giocati metà della strada. I danni economici dell'aumento delle temperature sono stati calcolati e stanno penalizzando e penalizzeranno tutti, soprattutto i Paesi poveri ma anche quelli ricchi, con una riduzione sensibile del reddito procapite. Gli effetti ambientali e sociali sono stati identificati con chiarezza: siccità, alluvioni, esodi di massa, aumento dei conflitti. Il quadro è chiaro e le soluzioni sono definite: un gigantesco piano di investimenti per convertire produzione e consumi energetici verso modelli sostenibili a basso uso di carbonio e di combustibili fossili. Una sfida che il mondo non può più rinviare. Una parte importante delle crisi politiche e militari del globo, incluso il terrorismo, hanno a che vedere con problemi strategici legati all'energia, alle materie prime e all'acqua. La lenta crisi dell'economia del carbonio, continua a produrre la maggior parte delle crisi geopolitiche in Medioriente, come nel conflitto che vede Russia e Ucraina contrapporsi ferocemente, e poi in Libia, Siria e Nigeria, solo per citarne alcune, ma l'elenco sarebbe davvero lungo. L'economia del petrolio e del gas tiene ancora in scacco i rapporti Nord-Sud del Mondo, aggravati recentemente dalla spirale dollaro-euro-prezzo del barile. A sua volta l'uso di combustibili fossili genera il cambiamento climatico e con esso l'aggravarsi delle crisi ambientali e umanitarie, dalla siccità alle alluvioni, con le connesse migrazione e danni incalcolabili a spese dei paesi più poveri, come ha sottolineato in questi giorni Papa Francesco durante il suo viaggio pastorale in Kenia, Uganda e ribadirà in queste ore Centrafrica, dove non si riesce a superare una feroce guerra interreligiosa scoppiata nel 2013, e come ha detto in modo semplice e diretto nella sua enciclica "Laudato si". Enciclica che, proprio in questi giorniè opportuno ricordare quando indica in modo chiaro e direi sorprendente l'elenco delle priorità: i cambiamenti climatici e l'inquinamento atmosferico, il degrado dell'acqua e i limiti nella sua distribuzione a tutti, la terribile evidenza dei rifiuti simbolo di stili di vita dissipativi e ingiusti, la perdita di biodiversità. Ma il cuore dell'enciclica è il nesso fra crisi ambientale e crisi sociale, fra problema degli ecosistemi e la povertà di molte parti del mondo. Il richiamo agli stili di vita dei ricchi in contrasto con le necessità dei poveri è una chiave di lettura centrale, cosi come l'invito ai paesi ricchi a ridurre i propri standard di vita per consentire ai poveri di vivere con decenza. Secondo l'Onu l'accesso all'acqua e alle materie prime è il secondo motivo di crisi geopolitiche e militari, al persistere spesso di dittature e regimi dispotici. Solo nel 2014 si sono avuti oltre 19 milioni di sfollati per disastri naturali legati a fenomeni climatici di grande intensità, mentre la Siria è passata da storica esportatrice di grano a grande importatrice, con un aumento esponenziale dei costi della materia prima. Allora cambiare il paradigma energetico e dell'uso dei materiali e dell'acqua può rappresentare in questa fase non solo un'adeguata risposta ai problemi ambientali, ma anche e forse soprattutto una risposta ai principali conflitti del mondo. Un pianeta meno dipendente dai combustibili fossili, con più efficienza energetica e fonti rinnovabili. Un pianeta che ricicla i materiali e riduce la loro estrazione dall'ambiente e che non spreca l'acqua è un pianeta con meno crisi, meno conflitti e meno guerre. Per questo la sfida energetica e delle materie prime è una sfida politica. ©RIPRODUZIONE RISERVATA