Manfredini: «Sono pronto a tornare»
PAVIA Il ritorno al calcio di Thomas Manfedini passa da Pavia. Il trentacinquenne calciatore attualmente al Vicenza si era fermato nel maggio scorso durante i play off. Portato per un consulto a Pavia, il professor Zanon del San Matteo gli ha diagnostica la malattia di Haglund, una patologia che interessa il tendine d'Achille. «"All'inizio sono stato curato con i fattori di crescita ma non è servito – spiega il biondo difensore – quindi Zanon è intervenuto con una operazione che ha risolto il problema. Tra l'altro in questo modo i tempi di recupero sono molto più veloci». Manfredini sta lavorando col C.O.R.S.A., Consorzio per la Riabilitazione Sportiva Agonistica che si avvale come struttura operativa del Campus Aquae, con palestra e piscina ed i proventi di questi lavori vengono investiti in borse di studio. «Dovrei tornare ad allenarmi coi compagni a fine dicembre – continua Manfredini – devo ringraziare i professori Benazzo e Zanon, oltre al chinesiologo e osteopata Cosimo Maravita, con cui lavoro quotidianamente. Io abito a Riccione, ma per recuperare meglio mi sono trasferito a Pavia, a cento metri dal Campus, così da poter lavorare tutto il giorno e recuperare al meglio, situazione ideale per un professionista. I dettagli sono importanti specie per me che ho superato la trentina, in un mondo sportivo che dovrebbe essere più attento Pavia è un'oasi felice». Manfredini aveva iniziato la stagione scorsa al Sassuolo, poi si era trasferito a Vicenza e dal suo arrivo la squadra ha risalito la china sino ad arrivare ai play off. «Il giocatore più forte che ho affrontato nella mia carriera è stato Zidane – ricorda Thomas che ha giocato in serie A una decina d'anni tra Atalanta, Sassuolo, Genoa, Fiorentina, Bologna, Udinese e che conta anche qualche maglia azzurra - ricordo Ronaldo, Boban, Batistuta. Quelli che ho ammirato di più sono però tre difensori: Maldini e Thiago Silva». Il mondo del calcio è scosso dagli attentati e Cavani, contro cui Manfredini ha giocato, pare non voglia più tornare a Parigi: «Non è una situazione facile. Per un calciatore che vive a Parigi sono giorni di tensione. Io di certo non vivrei bene una situazione così e capisco Cavani». Maurizio Scorbati