Landriano, caso Geodis 45 “no” al trasferimento

di Giovanni Scarpa wLANDRIANO Geodis, metà dei lavoratori della cooperativa General Logistic rifiuta il trasferimento a Stradella. E rischia il posto. Solo 45 operai su 80, infatti, hanno accettato di andare a lavorare in Oltrepo, dove la Feltrinelli ha deciso di spostare la propria attività di movimentazione merci che prima invece gravitava proprio su Landriano. Tutto è nato dalla cessazione di una parte dell'attività del colosso editoriale, che ha deciso di trasferire la maggior parte del lavoro di picking (cioè il prelievo del materiale dal magazzino) da Landriano al più attrezzato mega polo logistico oltrepadano, nato nel 2010 e specializzato proprio in questo settore. L'addio a Landriano da parte della Feltrinelli aveva però aperto una complessa vicenda sindacale, visto che almeno la metà dei lavoratori della cooperativa che lavora per Geodis (in tutto 80 persone) erano appunto a rischio. A luglio, dopo febbrili trattative, la Filt Cgil e la Premium Net, la cooperativa che svolge l'attività logistica per il polo di Stradella, avevano trovato l'accordo, con il via libera da parte di quest'ultima ad accogliere in pratica tutti i lavoratori in uscita dalla General Logistic. Una trattativa particolarmente difficile, soprattutto per il sindacato, dal momento che la cooperativa che opera a Stradella non aveva alcun obbligo specifico di accogliere i lavoratori in esubero di Landriano. Le parti, alla fine, erano riuscite a sedersi ad un tavolo e a trovare un accordo. In pratica la Premium Net aveva promesso di assumere «quali soci lavoratori a tempo indeterminato e senza periodo di prova» le 85 persone in esubero da Landriano. Il trasferimento doveva avvenire poco per volta, a partire da novembre. Ma ora è arrivata la doccia fredda. «Solo in 45, alla fine, hanno accettato di poter continuare a lavorare ma a Stradella – rivela il segretario provinciale della Silt-Cgil Massimo Colognese –. All'inizio, addirittura, solo 25 avevano dato la loro disponibilità al trasferimento. Nell'ultima assemblea che abbiamo fatto, siamo riusciti a convincerne altri 15, arrivando a circa la metà. Ma per gli altri è dura». Lo spettro del licenziamento non li spaventa, in altre parole. «Esattamente così, anche se può sembrare strano – conferma Colognese –. In tanti hanno detto di preferire la mobilità, piuttosto che sobbarcarsi un viaggio di 35 chilometri». Il bubbone rischia di scoppiare a gennaio: «Il lavoro è assicurato fino a fine anno, visto anche il periodo di Natale coincide con il movimento maggiore delle merci legate ai libri. Ma da gennaio inizieranno i problemi per chi non vuole accettare di spostarsi alla Città del Libro. E la cooperativa ha già annunciato gli esuberi».