In mostra la vecchia Pavia delle botteghe

La mostra "Occhi di bottega. Immagini del commercio pavese tra passato e presente" rimarrà aperta presso lo Spazio per le arti contemporanee del Broletto (piazza Vittoria) dal 26 novembre al 13 dicembre, con ingresso libero e i seguenti orari: da martedì a venerdì, dalle 16 alle 19; sabato e domenica, dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19. A corredo dell'esposizione , un corposo catalogo edito da Pime e curato da Susanna Zatti, Direttore dei Musei Civici, con un percorso per immagini a cura di Roberta Manara. Il catalogo si può acquistare direttamente in mostra oppure presso i Musei Civici. Per informazioni: tel. 0382.399783.PAVIA "Occhi di bottega. Immagini del commercio pavese tra passato e presente" è il titolo della mostra fotografica che verrà inugurata il 26 novembre alle 18 allo Spazio per le arti contemporanee del Broletto e che si presenta come viaggio per immagini tra i negozi della Pavia di una volta e quelli che caratterizzano la città oggi. Organizzata dal Settore Cultura del Comune di Pavia, con il sostegno di Ubi Banca Popolare Commercio e Industria, la mostra espone scatti provenienti dal Fondo Nazzari (donato ai Musei Civici del Castello Visconteo nel 1999 da Lucio Sollazzi) e dall'Archivio Chiolini (acquisito dal Comune di Pavia nel 2009 grazie al contributo della Fondazione Cariplo), testimoni della trasformazione di Pavia dalla fine dell'800 alla fine degli anni Sessanta del '900. A dialogare con questi "pezzi" storici, sono immagini scattate quest'anno in occasione di un laboratorio sull'evoluzione della realtà commerciale pavese, al quale hanno partecipato 13 fotografi dell'Associazione Culturale Pavia Fotografia, attiva dal 1988: Alberto Salzano, Alessandro Bernardi, Antonio Manidi, Barbara Pinca, Danilo Semenza, Davide Massacra, Giuseppe Intruglio, Lorena Cesari, Renzo Garzaro, Salvatore Messina, Stefano Montagna, Tiziano Rampini e Uberto Zaga. «Il valore civico, oltre che artistico, di questa mostra – dice l'assessore alla Cultura del Comune, Giacomo Galazzo - sta nell'aver messo in evidenza la trasformazione della città, il suo continuo modellarsi negli anni, con il tramonto di alcune professioni e l'insorgere di nuove realtà: un percorso fortemente legato all'identità di Pavia». E se le immagini dell'Associazione Pavia Fotografia si concentrano sulla realtà globalizzata di oggi – tra chi resiste e chi cede al mordi e fuggi della "modernità liquida" di cui parla Zygmunt Bauman - l'obiettivo fotografico dei fratelli Nazzari fissa i più suggestivi angoli della città tra ‘800 e ‘900, immortalando non solo luoghi fisici, ma anche figure tradizionali come la Becia Ninin, con il suo carretto ricolmo di masserizie. Di Guglielmo Chiolini, spicca invece il gusto per le inquadrature geometriche, con una predilezione per il design di vetrine, insegne essenziali e ordinati allestimenti di merci, che testimoniano l'affermazione di una concezione diversa del ruolo femminile, più orientata al lavoro. «Il segnale più evidente della volontà di imprimere una svolta radicale al commercio pavese e di connotare diversamente il centro cittadino è la decisone di nascondere le bancarelle di frutta e verdura che storicamente occupavano la piazza grande, e di costruire il mercato ipogeo, tra il 1957 e il 1960 – dice Susana Zatti – E' l'avvio di una nuova fase della vita sociale ed economica di Pavia, segnata da un lato dall'avvento dei supermercati (il Vigorelli, tra i primi) e delle catene di merchandising, dall'altro dalla ricerca di un centro commerciale urbano diffuso». Marta Pizzocaro