«Siamo qui per uccidere i crociati nemici»

ROMA È il febbraio dello scorso anno: l'Is celebra gli attacchi a Parigi contro "Charlie Hebdo" e il supermarket Kosher nella rivista Dabiq, il magazine patinato jihadista in lingua inglese. C'è anche l'intervista a un jihadista "most wanted" dagli 007 occidentali: è Abdelhamid Abaaoud (nome di battaglia Abu Umar al-Baljiki), belga di origine marocchina, considerato oggi la mente del massacro di Parigi di venerdì e, amico d'infanzia e complice di piccoli reati del ricercato Salah Abdeslam, con cui sarebbe rimasto sempre in contatto anche dopo la sua fuga in Siria. Abaaoud è infatti riuscito a scampare il 15 gennaio al blitz dell'antiterrorismo in un covo a Verviers, in Belgio e ritornato in Siria. Nell'intervista Abdelamid racconta di essere tornato da una missione in Belgio (dove l'estate scorsa è stato condannato in contumacia a 20 anni nel processo per il reclutamento di foreign fighters): «Con altri due "fratelli", Abuz-Zubayr al-Baljiki "Khalid" e Abu Khalid al-Baljiki "Sufyan", abbiamo deciso di andare in Europa per terrorizzare i crociati che hanno scatenato la guerra contro i musulmani in Iraq e Siria» spiega il terrorista, nato e cresciuto a Moleenbek. «Abbiamo impiegato mesi per trovare una strada sicura per arrivare in Belgio, poi ci siamo procurati armi e un rifugio». Ma «uno di noi aveva fatto un video prima di una battaglia, la videocamera si è persa, poi ritrovata e venduta a un giornalista occidentale» spiega Abaaoud. Che sottolinea: «A quel punto la mia foto era su tutti i media, ma i miscredenti erano ciechi. Sono stato anche fermato da un agente, ma alla fine mi ha lasciato andare, perché non ha notato somiglianze». Il giorno del raid a Viviers, Abaaoud non si trovava nel covo: «Abuz-Zubayr e Abu Khalid erano insieme nel rifugio, con le armi e gli esplosivi pronti. Dopo una violenta sparatoria sono stati benedetti» (ovvero uccisi, ndr). «L'intelligence mi conosce bene, mi hanno anche arrestato diverse volte. Hanno cercato in tutti i modi di arrestarmi ma non ci sono riusciti: ed eccomi qua in Siria» conclude. Nel 2014 l'uomo era finito sulle prime pagine dei giornali belgi per aver rapito il fratellino di 13 anni allo scopo di portarlo con sè in Siria. Contro di lui il padre si era costituito per questo parte civile. Nei mesi scorsi un cittadino francese di ritorno dalla Siria fermato dalla polizia avrebbe riferito di essere stato convocato da Abadou per fare un attentato in una sala da concerto.