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di GIANCESARE FLESCA Tanto per non smentirsi, dopo il trionfo elettorale Recep Tayyb Erdogan ha esordito sulla scena internazionale con uno sberleffo, in realtà l'ennesimo ricatto. "Adesso che un partito con circa il 50 per cento dei voti in Turchia ha conquistato il potere",ha dichiarato a freddo, dopo la notte dell'ebbrezza," questo dovrebbe essere rispettato dal mondo intero,ma non ho visto finora questa maturità".Come a dire: mi credevate finito, e invece io "conquistando il potere" (locuzione che la dice lunga sulla sua idea di democrazia) vi dimostro che è ancora con me che dovrete trattare. Sul destino dei curdi, innanzitutto. Le proteste contro i brogli e la strategia della tensione ai loro danni praticata dal potere per far riacquistare al Paese "stabilità" non bastano a questa minoranza etnica per nascondere la propria sconfitta. Il loro partito moderato, che alle elezioni di giugno aveva 80 seggi in Parlamento, adesso ne ha soltanto 59. L'offensiva militare contro il Pkk, il partito curdo clandestino, ha regalato inoltre al Sultano la riconoscenza di nazionalisti e "lupi grigi" d'ogni specie. E dunque, ragiona il vincitore, il mondo smetta di preoccuparsi per il destino dei peshmerga di origine turca che combattono in Mesopotamia contro l'Is, lasciando lui libero di proseguire con i bombardamenti ai loro campi. La lezione è diretta agli americani e agli altri alleati della coalizione (in primo luogo l'Italia) che difendono e addestrano i suoi avversari storici. Per lui, la partita politica con Ocalan è chiusa, non resta che il discorso delle armi. Va da sé che tutti i Paesi attenti ai diritti umani dovrebbero contrastare questa tendenza, valorizzando il ruolo parlamentare del partito di Demirtas, leader dell'Hdp, anche se il Sultano li giudicherà perciò "immaturi"." Immatura" sarebbe inoltre, per lo stesso soggetto, qualunque critica alla Turchia per l'ambiguità delle sue posizioni sul fondamentalismo islamico. Lo si lasci dunque libero di finanziare il Califfo comprando al mercato nero il petrolio strappato agli infedeli. Oppure facilitando il traffico di materiale bellico per gli jihadisti nemici di Assad, se non rifornendoli direttamente. Dopo il responso delle urne, che ha favorito anche la ripresa della lira turca in crisi ormai da due anni, la comunità internazionale, volente o nolente, dovrà riconoscere la Turchia e il suo leader come uno dei partner decisivi, magari il più decisivo di tutti, nella scacchiera Medio-Orientale. L'Arabia Saudita, il Qatar e l'Egitto non bastano a contenere il ruolo egemone conquistato dagli ayatollah iraniani, veri protagonisti della resistenza contro le Bande Nere. Malgrado le grosse divergenze, Rouhanì , il premier di Teheran, si è presentato un paio di mesi fa ad Ankara: forse la mediazione di Erdogan sarà utile in avvenire. Dopo tutto non è parte anche lui dell'Islamismo "politico", sia pure moderato, che da oggi in poi verrà praticato in Turchia con rinnovato vigore? Nella sua giovinezza, da sindaco di Istanbul, il leader dell'Akp predicava contro l'Occidente affermando (sic) "le Moschee saranno le nostre caserme, i minareti i nostri missili". Ma ora sarebbe "immaturo" ricordarlo. La sua grande rivincita sarà però con l'Europa. Con i due milioni di profughi siriani in patria, Erdogan la tiene letteralmente per il collo. Dipende da come lui orienterà i flussi migratori che stanno squassando il Vecchio Continente: concedendo o rifiutando il diritto di passaggio, doserà la quantità di malessere da iniettare nelle sue vene sclerotizzate. Un potere che gli europei, con le loro ipocrisie e con i loro litigi, gli hanno regalato:l'ha riconosciuto pubblicamente Angela Merkel volando da Berlino ad Ankara per chiedergli un aiuto. In cambio, lui vuole una quantità di soldi, la revisione della politica europea dei visti diplomatici, l'accelerazione del processo di adesione alla Ue. Poca cosa, a ben guardare, rispetto alla posta in gioco. Una posta tanto alta da dover liquidare come "immaturi" quanti, in Europa, osano chiedersi con quali metodi Recer Tayyp sia riuscito a "conquistare il potere", rovesciando ogni pronostico e ogni appello ai valori della civiltà Occidentale, primo fra tutti il diritto ad una libera stampa.