Erdogan: «Ora il mondo rispetti la Turchia»
ISTANBUL La Turchia è ancora assonnata dopo la lunga notte elettorale quando il presidente Recep Tayyip Erdogan esce dalla preghiera in moschea a Istanbul e benedice il ritorno incontrastato del suo Akp alla guida del Paese. «La volontà nazionale si è manifestata a favore della stabilità. Un partito con il 50% in Turchia ha conquistato il potere, e questo dovrebbe essere rispettato dal mondo intero, anche se finora non ho visto questa maturità», dice il capo dello Stato. Il suo Akp si assicura 317 seggi su 550 e la maggioranza assoluta, mentre la principale forza di opposizione, il socialdemocratico Chp, resta stabile a 134. Il successo nelle urne disegna la mappa di un Paese che per uscire dal caos degli ultimi 5 mesi si è affidato al "sultano" nelle grandi metropoli come nella fascia mediterranea, tenendo salde le roccaforti dell'Anatolia profonda e del mar Nero. Le uniche macchie con colori diversi nella cartina elettorale sono agli estremi: il sud-est a maggioranza curda, con l'Hdp di Selahattin Demirtas che si riconferma sopra lo sbarramento al 10% e torna in Parlamento con 59 deputati e quasi un milione di voti persi, e la costa egea, tradizionale fortino del Chp. L'Akp trionfa anche ad Istanbul e ad Ankara, dove sfiora il 49% e guadagna oltre 7 punti rispetto a giugno. Nella roccaforte laica Smirne, terza città del Paese, il partito di Erdogan si ferma al 31,7% ma cresce comunque di 5 punti. Un trionfo su cui pesano però forti ombre. «Purtroppo la campagna è stata caratterizzata da abusi e paura a un grave livello», dichiara Andreas Gross, capo della missione dell'assemblea parlamentare dell'Osce giunta in Turchia per monitorare il voto. «La violenza nel sud-est, prevalentemente curdo, ha avuto un impatto significativo sulle elezioni e sono preoccupanti i recenti attacchi e arresti dei membri di partito e attivisti, ostacolando la capacità di fare campagna elettorale prevalentemente dell'Hdp», aggiunge Margarita Cederfelt, capo delegazione dell'assemblea parlamentare. Una denuncia che ricalca quella fatta a caldo proprio dall'Hdp, che dopo la strage del 10 ottobre ad Ankara ha sospeso tutti i comizi di massa per ragioni di sicurezza. Secondo l'Osce, molto ha pesato anche il bavaglio sui media: «La scelta rapidamente diminuita dei media e le restrizioni alla libertà di espressione in generale hanno avuto un impatto sul processo e restano preoccupazioni serie». Nel nuovo Parlamento turco cala il numero delle donne, passate dalle 97 di giugno ad 81. Mantengono invece il loro scranno molti deputati delle minoranze, come i 3 armeni, la deputata yazida Feleknas Uca e l'unico rom, Ozcan Purcu.