Dalla condanna per bancarotta nascosta all’integrazione dell’esposto alla procura

Lo scandalo di via Donegani ha una premessa il 25 settembre. In quella data il Cda ufficializza la decisione di interrompere in anticipo il rapporto con il direttore amministrativo e finanziario, Pietro Antoniazzi. Il motivo è che Antoniazzi avrebbe nascosto ai vertici dell'azienda una condanna per bancarotta fraudolenta riportata a Piacenza. Il 7 ottobre deflagra la prima notizia: dai conti di Asm Pavia è sparito 1,6 milioni e i soldi, apparentemente destinati al Comune di Pavia, sono invece stati "inghiottiti" da un conto aperto in una banca di Creta, frazione di Castelsangiovanni. Da lì, la situazione ha frequenti e repentini sviluppi. Il 12 ottobre, l'ammontare della somma sparita sale a 1,8 milioni, di cui 600mila sono usciti da Asm Lavori. Il 13 ottobre, il Cda sospende il direttore generale Claudio Tedesi. Il 15 ottobre viene alla luce un "prestito" da 70mila euro che l'Asm guidata da Gianpaolo Chirichelli aveva fatto al dirigente Antoniazzi. Il 16 ottobre la guardia di finanza preleva alcuni scatoloni di documenti nelle sedi di Asm e del Comune. Il 19 ottobre viene resa ufficiale la notizia dell'arresto di Pietro Antoniazzi, arresto verificatosi tre giorni prima su richiesta della procura di Pavia. Il 21 ottobre, il Cda di Asm licenzia l'ex direttore generale Tedesi. Il 23 ottobre un avvocato scelto dal Cda di Asm si presenta in procura e deposita documenti a integrazione dell'esposto.