Isgrò e l’arte di cancellare

RIVANAZZANO TERME "Cancellare, cancellare, cancellare". Se, per analogia, adattassimo il motto "Resistere, resistere, resistere", lanciato negli anni di Mani pulite dal procuratore di Milano Francesco Saverio Borrelli, alla "cifra" di Emilio Isgrò, avremmo il cerchio perfetto. Perché per l'artista siciliano, milanese di adozione, le cancellature sono il simbolo della sua vita multiforme, tra quadri e scrittura. Allora, artista o scrittore? In realtà Emilio Isgrò riassume in sè tutt'e due le attività, la "summa" di una ricerca concettuale a 360 gradi. Per questo sarà interessante ascoltare la sua "lectio", in programma oggi a Rivanazzano Terme (ore 17, Laboratorio, Via Buonarroti 10): "La cancellatura e altre soluzioni"(patrocinio Fondazione Cariplo, prenotazioni: 3356267327, info@artartnews.it). Un titolo che introduce il linguaggio di Isgrò, 77 anni passati tra provocazione e innovazione. Per rendersene conto, basta leggere brani di un'intervista pubblicata da GAMM, magazine on-line sull'arte: "La cancellatura non è una banale negazione, ma piuttosto l'affermazione di nuovi significati: è la trasformazione di un gesto negativo in un gesto positivo. Ovviamente, perché le cancellature nascessero, c'era bisogno di un clima favorevole e quindi…è logico ritenere che la stagione delle avanguardie, nella quale mi sono formato, abbia direttamente o indirettamente sollecitato le mie prime ricerche. Tuttavia lo scandalo che hanno provocato le mie cancellature a metà degli anni '60 si può spiegare solo con il fatto che si era verificato un salto qualitativo rispetto all'arte e alla sensibilità dell'epoca». E' ovvio che una simile presa di posizione avrebbe potuto creare sconcerto, riprovazione. Che Isgrò volesse lanciare un appello provocatorio, era chiaro: «La cancellatura è un gesto equivocabile: io stesso ho passato quarant'anni per chiarirne in qualche modo il senso, e lo sto facendo ancora…La cancellatura non ha niente a che vedere con l'atteggiamento moralistico del censore e questo vale sia quando cancello le parole dei libri, sia quando agisco sulle immagini della comunicazione mediatica, riportando la scrittura alle sue origini pittografiche. È indubitabile, tuttavia, che nell'immaginario collettivo la cancellatura è per lo più legata alla parola». Dunque, la parola. Per lui non esiste solo il segno nell'arte, ma anche la parola, che si trasferisce su poesie o romanzi. Così, da una parte eccolo prendere parte alle Biennali di Venezia ('72, '78, '86,'93), dall'altra eccolo candidato al premio Strega. Nell'89 esce poi il romanzo "Polifemo". Inoltre, l'impegno civico: l'installazione, nell'86, de "L'ora italiana", omaggio alle vittime della strage fascista alla stazione di Bologna dell'80. Infine, l'ultima provocazione, il nesso tra cancellatura e stato italiano, dilaniato da deficit e debiti. Infatti, "Cancellazione del debito pubblico" è il titolo di una sua opera presentata nel 2011 all'Università Bocconi di Milano.