«La Troiano agli ordini di Mario Mantovani»

di Maria Fiore wPAVIA Fedeltà e sudditanza. Sono i termini che il gip Stefania Pepe utilizza spesso, nell'ordinanza di custodia in carcere notificata a Mario Mantovani, per definire la natura dei rapporti tra il vice presidente della giunta regionale e alcuni manager della sanità lombarda. Nelle carte dell'accusa ricorre più volte come un ritornello il nome di Daniela Troiano, direttore generale dell'Azienda ospedaliera di Pavia. La manager non risulta indagata, ma il giudice si sofferma a lungo sui rapporti tra la dirigente, Mantovani e alcuni suoi collaboratori per spiegare le ragioni dell'arresto del politico (che ieri si è autosospeso dalla sua carica in Regione), del suo segretario Giacomo Di Capua e dell'ingegnere del Provveditorato alle Opere pubbliche Angelo Bianchi. Un capitolo delle carte dell'accusa, dunque, è dedicato ai direttori sanitari «il cui gradimento» dell'assessore regionale alla salute «è determinante per la nomina e per il rinnovo della carica», scrive il gip. E che quindi possono nutrire «un sentimento di riconoscenza, quando non di vera e propria sudditanza» verso la fonte del proprio incarico. Un vincolo di fedeltà dettato anche dall'appartenenza alla stessa area politica e che Mantovani, secondo l'accusa, avrebbe strumentalizzato per favorire professionisti amici in appalti all'interno di strutture sanitarie e ospedali. In questo modo, secondo il gip, Mantovani avrebbe «inciso pesantemente sull'autonomia delle scelte gestionali che la legge rimette esclusivamente al dirigente». Il giudice riporta nell'ordinanza diverse intercettazioni telefoniche che dimostrerebbero «l'atteggiamento di vera e propria sudditanza del direttore generale Troiano rispetto all'assessore Mantovani» e della relazione tra i due «connotata da atteggiamenti di adulazione e sostanziale subordinazione della dirigente verso il politico». Mantovani, nelle telefonate tra Troiano e gli altri collaboratori, come Di Giacomo, non viene quasi nemmeno nominato ed è semplicmente "lui". Per spiegare questo atteggiamento di riverenza il giudice riporta, a titolo di esempio, una conversazione del marzo 2014, in cui Troiano fa i complimenti a Mantovani per un suo intervento a una riunione («Ogni cosa che tocchi, fai i miracoli») e gli chiede, in maniera scherzosa, di impartirle delle lezioni sull'arte oratoria, «rinnovando con estrema piaggeria i complimenti al suo assessore – scrive il gip – per il modo di parlare». Perché il gip dà così tanta importanza al modo in cui Troiano e Mantovani si relazionano? Perché «in questo contesto – spiega lo stesso giudice – hanno trovato terreno fertile le sponsorizzazioni di Mantovani a vantaggio del proprio architetto». Il riferimento è al professionista amico di Mantovani, Gianluca Parotti che a febbraio del 2014 ottiene due incarichi per lavori all'ospedale di Voghera e Vigevano, strutture gestite dall'Azienda ospedaliera. Qualche mese dopo gli incarichi, Parotti si interessa anche alla gara per i lavori di adeguamento dell'ospedale di Casorate, per i quali però l'Azienda ospedaliera non ha ancora presentato domanda per i finanziamenti regionali. L'affare salta, ma per i magistrati poco importa: in relazione agli incarichi di Parotti la Troiano «obbedisce agli ordini di Mantovani», che arrivano anche tramite il suo collaboratore Di Capua. Troiano, sentita dagli inquirenti, dice di avere conosciuto Parotti «perché presentato dal mio responsabile dell'ufficio tecnico» e nega di essersi mai occupata delle procedure per gli incarichi al professionista. Per il gip anche questo interrogatorio, invece, «dimostrerebbe l'atteggiamento compiacente nei confronti dell'assessore». Sentita ieri al telefono per una dichiarazione, Troiano si limita a dichiarare: «Nessun commento, rivolgetevi al mio ufficio stampa».