«Grande Guerra, niente retorica»

PAVIA Ricordare la Grande Guerra, raccontando la "cattiva coscienza degli alti comandanti e della classe politica dirigente". Anpi chiede al sindaco Massimo Depaoli di celebrare il centenario della prima guerra mondiale «senza false retoriche, evitando rituali dal sapore dannunziano». Una condizione essenziale per partecipare alle celebrazioni del 4 Novembre. «Domanderemo al sindaco un incontro perché questa è una questione politica che va affrontata – spiega Laura Beretta dell'Associazione nazionale partigiani d'Italia –. Assumiamo una posizione critica nei confronti delle commemorazioni ufficiali, bisogna fare i conti con la storia, ma quella vera, togliendo la patina di patriottismo e ricordando che non tutti sono stati degli eroi. Chiediamo che un nostro rappresentante possa parlare, altrimenti non saremo presenti». Il direttivo delle sezioni Onorina Pesce e Borgo Ticino ha inviato al primo cittadino un documento in cui si ripercorre l'ingresso dell'Italia in guerra, in cui si rammentano i 600mila morti, i 5 milioni e 750 mila combattenti, i 2milioni e 500mila fanti contadini. E, sostiene Anpi, «questa commemorazione deve essere l'occasione per fare i conti con un capitolo doloroso e rimosso dalla memoria nazionale, compreso quello che riguarda i soldati italiani fucilati e comunque uccisi dal piombo di altri soldati italiani perché ritenuti colpevoli di diserzione o disobbedienza». Insomma misericordia per quei 128.527 disertori che facevano parte di quella carne da macello inviata al fronte. «Va sfatato – si legge nel documento - il racconto portato avanti da intere generazioni che, festeggiando la vittoria di Vittorio Veneto, hanno negato le responsabilità di chi stava al comando, annullando la memoria di una truppa spesso portata alla morte dalla polizia militare e dai plotoni di esecuzione». «La diserzione – sottolinea Beretta – è stato un fenomeno di massa, frutto di una contrarietà diffusa nei confronti della guerra. Un aspetto che non va dimenticato, per questo chiediamo una seria riflessione storica». Stefania Prato