Mortara, una crisi con diverse motivazioni
MORTARA Zero punti nelle prime tre partite di campionato, ma tante perplessità da sanare quanto prima per la Expo Inox Mortara attesa ora da due scontri in fila contro avversarie che, sulla carta, paiono competere per lo stesso obiettivo, ovvero salvarsi. L'ultimo stop, per la verità, è stato un rovescio pesante a Bergamo, statisticato con un -37 finale che dice molto, anche se non tutto. E allora è forse meglio riavvolgere il nastro. In estate Mortara, più per necessità che per scelta, ha completato la fase di tramonto del grande ciclo che l'aveva portata fino in B ed anche ai play off due stagioni fa. Ma non aveva fatto i conti con la partenza di Marco Mossi, uno sul quale contava di costruire, insieme al capitano Grugnetti, il nuovo corso. Così non è andata e lo si è capito subito che sostituire un uomo del talento, ma anche dal ventello settimanale medio garantito, come lo swingman di San Salvatore Monferrato, non sarebbe stato facile. Non era preventivata neppure la partenza di Marco Di Paola, l'unico centro di ruolo ormai solido in categoria, ma attratto dalle offerte all'Omnia Pavia. E allora linea giovane con un budget sempre più ristretto e tante scommesse, troppe dice qualcuno. E' anche vero, però, che le giustificazioni sono valide fino ad un certo punto, perché l'approccio difensivo, ad esempio, è comunque un affare primariamente di sacrificio e testa, ma se imbarchi quasi trenta punti nel primo quarto delle prime due partite, tutto si complica. Poi, nell'ultima giocata, si è inceppato anche l'attacco, ma qui forse è più facile capire perché. Mortara non ha centri di ruolo in senso stretto. Brunetti è un lungo perimetrale, Bialkowski uno che una volta sarebbe stato definito ala-post, ruolo estintosi, quanto meno nel lessico, al pari dei dinosauri. Ed infine, Paunovic è un lottatore, magari un po' acerbo, e dalle mani non propriamente fatate. Quando il trio si trova di fronte un pacchetto lunghi in senso compiuto, inevitabilmente i limiti vengono fuori. Aggiungiamo che spesso, poi, coach Zanellati è stato costretto, per provare difficili recuperi, a proporre prolungati momenti di difesa tattica e si capisce anche come scenda la propensione pure a rimbalzo, fondamentale che si fa molto più difficile quando si difende a zona. Aggiungiamoci che Grugnetti fatica ad essere più leader di quanto già non lo fosse e che Colamarino finora è stato meno realizzatore di quanto ci si attendesse e tutto si fa chiaro. Note positive? Senz'altro Pontisso, affidabile e con margini consistenti di crescita, ma pure qualche giovane. Fabio Babetto