Marino, l’ultimo atto contro Mafia Capitale
di Maria Berlinguer wROMA Ignazio Marino ha formalizzato le sue dimissioni da sindaco di Roma, consegnandole nelle mani della presidente dell'Assemblea capitolina, Valeria Buglio. Da oggi scatteranno i 20 giorni di tempo trascorsi i quali le dimissioni diventeranno irrevocabili. Dunque in teoria il sindaco chirurgo ha tempo fino al 2 novembre per ritirale, una mossa che però sembra altamente improbabile. Mentre non è affatto escluso che Marino possa essere tentato di presentarsi come candidato sindaco a capo di una lista civica che renderebbe ancora più difficile al Pd riconquistare il Campidoglio. Ostacolando «la rimonta», non considerata impossibile tra i renziani. Sono passate da poco le 15,30 quando, zainetto in spalla e faccia mesta, il sindaco si infila nella macchina di scorta per lasciare piazza del Campidoglio. A palazzo Senatorio è arrivato verso le 9 e se ha impiegato tanto a formalizzare l'addio non è stato per creare suspance, gratificando i suoi supporter che hanno raccolto 45mile firme sul web e che ieri sono andati davanti alla sede nazionale del Pd al Nazareno per protestare. Prima di uscire di scena infatti Marino si è fatto due «regali». Ha firmato l'atto di costituzione di parte civile dell'amministrazione nel procedimento penale contro 5 imputati per Mafia capitale tra i quali l'ex dg di Ama, Giovanni Fiscon. E ha firmato tre ordinanze relative ai lavori per il Giubileo per un ammontare complessivo di 10 milioni di euro. Atti che da oggi non potrebbe più firmare visto che resta in carica per l'ordinaria amministrazione. La prima tappa politica del dopo Marino sarà la scelta del commissario che dovrà traghettare la città eterna nell'anno del Giubileo. In realtà l'ipotesi che sta prendendo piede è quella di nominare accanto al commissario una serie di sub commissari. Quasi una mini giunta. Franco Gabrielli, il prefetto di Roma, dovrebbe avere pieni poteri sulla gestione dell'Anno Santo. «Caos? Roma sta in piedi da 2000 anni», dice a chi gli chiede se è preoccupato per il vuoto di potere. E proprio Gabrielli, tra venti giorni, dovrà nominare un commissario. Successivamente, comunque non oltre i 90 giorni, interverrà un Dpr che nominerà un commissario straordinario per Roma che dovrà gestire l'ordinaria amministrazione e portare la città a nuove elezioni. Elezioni che probabilmente cadranno in primavera, nella stessa tornata in cui saranno chiamate al voto Milano, Bologna Torino e Napoli. Ma è su chi dovrà sostituire il sindaco dimissionario come commissario che impazza il toto nomi. In pole position resta Alfonso Sabella, assessore alla legalità nelle giunta di Marino. «Io commissario? Sono un servitore dello Stato ma salti nel buio non ne faccio», dice il magistrato. Tra i papabili restano in corsa diversi prefetti: Mario Morcone, Bruno Frattasi, Luigi Varatta, Domenico Vulpiani, Angelo Tranfaglia e Riccardo Carpino. Possibile anche che arrivi l'ex comandante generale dei carabinieri Leonardo Gallitelli. La scelta del commissario la dovrà fare proprio Gabrielli ma è sicuro che ieri caso Roma è stato affrontato anche nel vertice tra Angelino Alfano e Matteo Renzi. Proprio palazzo Chigi invece avrebbe pensato di affiancare il commissario con alcuni degli assessori entrati nell'ultimo rimpasto della giunta di Marino a luglio per imprimere una svolta all'amministrazione. Potrebbero essere richiamati «alle armi» Stefano Esposito (Trasporti), Marco Causi (Bilancio) e Marco Rossi Doria.Contro l'ipotesi di commissari politici tuona però la leader di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, che chiede a Renzi di smentire le indiscrezioni. Per gestire Roma resta in campo anche l'ipotesi di Sabella di nominare i 15 presidenti dei Municipi come sub commissari territoriali. Da qui alle elezioni poi tutti i partiti dovranno scegliere il candidato su cui puntare. Alessandro Di Battista (M5S) conferma che non si candiderà. E dalla corsa si sfila anche Nicola Zingaretti, (Pd) ora alla Regione. ©RIPRODUZIONE RISERVATA