Azeri travolti Italia, missione compiuta

di Valentino Beccari Camera con vista sui Campi Elisi, cena in un ristorante tipico a Montmatre e se sarà trionfo sfilata sotto l'Arco. Per arrivare a Parigi l'Italia fa il giro largo, scalo a Baku, oltre i confini dell'impero (è geograficamente in Asia). La vittoria netta e convincente con l'Azerbaigian ci qualifica automaticamente per la fase finale degli Europei e la sfida di martedì con la Norvegia assume i connotati di una sfilata. E così l'Azerbaigian si conferma terra di conquista. Dopo greci, romani persiani, turchi anche l'Italia pianta la propria bandierina su Baku, paese d'avanguardia che può sognare la California grazie a un sottosuolo ricco di gas e petrolio. Un successo internazionale perché firmato da un oriundo, Eder, un "egiziano" come El Shaarawy e un milanese con un cognome ottomanno Darmian. Fa un certo effetto vedere esultare Antonio Conte con la foga e l'entusiasmo di Tardelli al "Santagio Bernabeu" nel 1982 ma per il ct la vittoria con annesso pass per Parigi è una sorta di liberazione dopo un anno e mezzo di polemiche: prima l'ingaggio milionario, quindi i dissidi con i Club e il rinvio a giudizio nell'inchiesta del calcioscommesse. Comprensibile quindi la gioia sfrenata di un allenatore che è per sua natura più di lotta che di governo, più di campo che di buoni uffici, più di sostanza che di forma. Certo l'Azerbaigian non è l'avversario più indicato per valutare il reale valore della Nazionale ma nel calcio moderno non esistono più squadre materasso e il solo San Marino consente ancora punteggi tennistici. Il ct opta per un 4-4-2 modulabile con Verratti in regia al posto del malconcio Pirlo e Parolo mediano di qualità. Poi due esterni con vocazione offensiva come Candreva ed El Shaarawy e davanti Pellè ed Eder. E miglior partenza non poteva esserci visto che dopo una manciata di minuti Verratti esegue una giocata alla Pirlo che mette in porta Eder. Ma poi le solite amnesie difensive della premiata ditta "Bonucci & Chiellini" che permettono a Nazarov di meritarsi un'insperata ribalta internazionale con il gol del pareggio. Una disattenzione che non piace ovviamente a Conte a cui i due centrali combinavano degli "scherzetti" già dai tempi della Juve. Ma l'Italia non si fa prendere dal panico, mentiene la vettura nella corsia di destra ma con la freccia azionata per perfezionare il sorpasso che arriva sul finire del primo tempo con Candreva abile a scattare sul filo dee fuorigioco e a servire a El Shaarawy un pallone che potrebbe essere spinto in porta anche da un refolo di vento. Una soddisfazione per "l'egiziano" che si è trasferito a Monaco non per pagare meno tasse ma per ritrovare quella vocazione da campione che si era persa nella nebbia di Milanello. E un campione è Darmian che di nebbia a Manchester ne ha trovata tanta ma che ora è un calciatore di dimensione internazionale e che legittima questa dimensione segnando il suo primo gol in azzurro con un bel tiro da fuori area. C'è poi gloria anche per Giovinco che, galvanizzato dalle sirene di Barcellona, prima induce al fallo da espulsione Guseynov e poi stampa sulla traversa il pallone dopo una punizione dal limite tirata alla Del Piero. E l'Italia va a Parigi sicuramente con Inghilterra, Francia, Spagna, Islanda, Repubblica Ceca, Svizzera, Irlanda del Nord, Austria e Portogallo. Però Conte, giustamente, non si accontenta. Per stappare lo Champagne aspetta traguardi più importanti. ©RIPRODUZIONE RISERVATA