Nato, avviso a Mosca «Pronti ad agire in difesa di Ankara»

di Maria Rosa Tomasello wROMA L'avvertimento a Mosca arriva da Bruxelles, dove l'Alleanza Atlantica riunisce i ministri della Difesa: la Nato è pronta a reagire alla «problematica escalation di azioni militari russe» in Siria dispiegando le proprie forze in difesa degli alleati, «compresa la Turchia», il cui spazio aereo è stato violato dai jet russi impegnati nella campagna a sostegno dell'esercito del presidente siriano Bashar al Assad. L'intervento russo «non è un contributo positivo alla pace» sottolineato il segretario generale Jens Stoltenberg, perché Mosca «non mira all'Is, ma ad altri gruppi e sostiene il regime di Damasco», mentre la soluzione a lungo termine deve essere «la transizione da Assad». La risposta della Nato alle crisi alle sue frontiere è il raddoppio delle forze di intervento rapido dell'Alleanza da 40mila a 80mila uomini non solo ai confini orientali, ma anche sul fianco meridionale, quello turco: «Siamo pronti» assicura Stoltenberg. E una eventuale risposta alla Russia, precisa, «sarebbe difensiva e proporzionata». Il presidente Recep Tayyp Erdogan minaccia la Russia di ritorsioni economiche: «Siamo gli acquirenti numero uno del gas russo, ma possiamo prendere il gas da molti altri posti» avverte. Ma la posizione di Mosca non cambia. Alle prime ore di ieri, con l'appoggio dei jet russi dal cielo, scatta in Siria l'offensiva di terra, condotta dall'esercito di Assad contro «i centri terroristi» per «liberare le città e le regioni che soffrono». Ma nel complesso scenario del Paese, l'operazione non ha solo l'obiettivo di indebolire lo Stato islamico o formazioni islamiste come il Fronte Al Nusra, branca siriana di Al Qaeda, già sotto il tiro degli aerei americani. L'intervento - secondo l'Osservatorio siriano per i diritti umani (Ondus) - è esteso anche alle formazioni ribelli anti-regime, compresi gruppi armati dell'opposizione moderata come l'Esercito siriano libero, sostenuto dall'Occidente, che opera nell'area di Hama. Gli Stati Uniti definiscono «un errore strategico che infiammerà e prolungherà la guerra civile» la decisione di colpire obiettivi che non sono dell'Is»: «Avrà conseguenze sulla stessa Russia» dice il ministro della Difesa americano Ashton Carter, sottolineando che Washington non coopererà con la Russia «finché Mosca continuerà la sua fuorviante strategia». Nella notte di mercoledì gli aerei di Mosca mettono a segno 22 i raid «contro 27 obiettivi dell'Is» colpendo «11 aree dove sorgono campi di addestramento dei militanti dello Stato islamico nelle province di Hama e Raqqa (considerata la "capitale" del Califfato in Siria, ndr)», annuncia il ministero della Difesa russa, mentre nuovi raid vengono compiuti nella giornata di ieri ad Hama. Secondo l'agenzia governativa Sana, i missili calibro 26 lanciati dalla flotta russa presente nel mar Caspio colpiscono 11 località controllate dai «terroristi» a Raqqa, Aleppo e Idlib. Ma la Russia, ripete un portavoce del ministero degli Esteri, non ha in programma di lanciare una operazione di terra. Aperture invece arrivano a Mosca dall'Els che, secondo il ministero della Difesa, assieme ad altre forze di opposizione sarebbe «pronto a cooperare nella lotta contro l'Is». Tra Usa e Russia la tensione è altissima, nonostante una telefonata tra i capi delle rispettive diplomazie, John Kerry e Serghei Lavrov. Fonti del Pentagono denunciano la caduta in Iran di missili lanciati dalla flotta russa, il Cremlino smentisce. E l'ong americana Physician for Human rights accusa l'aviazione russa di avere bombardato tre ospedali in aree a oltre 50 km dai territori controllati dall'Is. ©RIPRODUZIONE RISERVATA