«Gli Ogm sono il passato l’agricoltura guardi oltre»
di Stefano Romano wPAVIA «Il dibattito pro o contro gli Ogm è sorpassato: non è su questo tema che l'agricoltura italiana si deve concentrare. A livello internazionale, ma soprattutto in Italia, la ricerca più avanzata si sta concentrando su sperimentazioni sul genoma vegetale meno impattanti e più utili alle esigenze vere del made in Italy». A pochi giorni dalla richiesta italiana all'Europa di mettere al bando la coltivazione di organismi vegetali geneticamente modificati sul territorio nazionale, il ministro delle politiche agricole Maurizio Martina boccia gli Ogm in un tempio della ricerca. Nell'aula magna dell'università di Pavia tiene la lezione inaugurale del corso di scienze della comunicazione sul tema "Comunicare e governare", ma parla di agricoltura e di politica a largo raggio. E non si sottrae alle domande sui temi del giorno. Ministro, perché l'Italia non deve puntare sugli Ogm? «In primo luogo perché quando si parla di organismi geneticamente modificati ormai ci si limita a dividersi tra pro e contro. E questo è un modello superato. E poi, nel merito, perché l'Italia non ha le caratteristiche dell'Argentina, dell'America del Nord o della Cina: che senso ha puntare su enormi produzioni estensive in un Paese che, per sua natura e conformazione geografica, non ha possibilità di ospitarle? In questo senso diciamo che gli Ogm non sono una strada innovativa da seguire. La nostra ricerca deve investire, e nei centri più avanzati già lo sta facendo, su ricerche genetiche meno impattanti». Eppure il mondo agricolo è diviso: se Coldiretti plaude all'iniziative del governo di bloccare gli Ogm sul territorio nazionale, altre associazioni storcono il naso di fronte alla concorrenza a basso costo di chi gli Ogm può sfruttarli. Davvero l'agricoltura italiana può permettersi di puntare solo sulle nicchie? «Parliamo di eccellenze – risponde il ministro Martina – nel mondo l'Italia non è conosciuta per le coltivazioni estensive, ma per le sue eccellenze, e su queste deve puntare l'agricoltura, insieme a una ricerca d'avanguardia». Pavia è la sua provincia sonoi un territorio di eccellenze: il riso e il vino solo per citarne due. Non più tardi di due mesi fa alla cantina sociale "Terre d'Oltrepo" di Broni sono stati messi sotto sequestro milioni di litri di vino comune spacciato per vino Igt. Quale impatto ha una vicenda come quello della cantina di Broni sull'immagine delle eccellenze made in Italy? «Il dato da sottolineare è che è scattato un sequestro: è la prova evidente che il sistema dei controlli funziona. Un sistema di controlli, quello italiano, molto più stringente di quanto non preveda la gran parte delle legislazioni internazionali. Detto questo, il governo non banalizza la vicenda di Broni: la stiamo seguendo con attenzione in tutti i dettagli. Personalmente, in ogni caso, credo che un territorio come l'Oltrepo avrà la capacità di uscire da un momento critico con una consapevolezza accresciuta della propria vocazione alla qualità. E parlo di Oltrepo, attenzione, come di un territorio vinicolo di primaria importanza non a livello regionale, ma nazionale». Se su una produzione di larga scala consta sostanzialmente solo il prezzo (vince chi produce a basso costo e riesce a vendere al prezzo minore), chi punta sulla qualità e sui prodotti d'eccellenza deve saper comunicare al cliente la propria diversità. Sull'importanza di "comunicare il prodotto" nel settore agroalimentare mette l'accento da tempo anche la Camera di commercio di Pavia. Come si fa a comunicare l'eccellenza del made in Italy? «In questo campo gli imprenditori agricoli italiani sono molto più avanti di quanto non potessimo sospettare 18 mesi fa, all'inizio di questa esperienza di governo. Il ministero delle politiche agricole è uno dei più presenti in rete e sui social e proprio dall'interazione con gli imprenditori agricoli abbiamo capito che le nuove tecnologie sono una strada importante che può dare all'Italia strumenti che tradizionalmente non ha. Penso al commercio elettronico che permette anche a piccoli produttori di essere presenti sui mercati internazionali anche senza una rete distributiva e logistica strutturata e importante come, ad esempio, quella che hanno a disposizione gli agricoltori francesi». Comunicare in agricoltura per fare emergere le eccellenze e comunicare in politica: la lezione inaugurale del ministro Martina dell'anno accademico di Scienze della comunicazione è stata molto più "politica" rispetto ai temi tecnici dell'agricoltura. Ed è iniziata con un aneddoto anni Ottanta. «L'allora ministro Claudio Signorile – ha raccontato Martina agli studenti – rifiutò un'intervista spiegando che ne aveva rilasciata una soltanto un mese prima. "Cosa avrei di nuovo da dire?", si era giustificato. Oggi una risposta del genere non sarebbe neppure immaginabile: è la comunicazione che detta i tempi della politica e non più viceversa. La televisione non è più esclusiva tanto che chi negli anni passati aveva puntato solo su quella è in crisi (richiamo nemmeno troppo velato a Berlusconi ndr), e siamo entrati nell'era dei social». Già, ma come usarli i social? E qui Martina chiama in ballo (anche in questo caso senza fare nomi) il metodo Grillo. «Le istituzioni hanno il dovere di essere sui social per offrire la massima trasparenza, ma devono dare autorevolezza. Non perché sono meglio degli altri utenti, ma perché hanno dei doveri. La leadership impone il dovere delle decisioni: si ascolta, ci si confronta, poi chi ne ha la responsabilità decide. Questo, in sintesi, è la comunicazione: un percorso doppio di ascolto e informazione che si conclude con una sintesi. Altrimenti ci si limita all'insulto reciproco che non porta a risultati utili». La lectio del ministro si chiude con le risposte alle domande degli studenti: domande tecniche di chi si occupa di comunicazione, e domande a largo spettro sull'attività del ministero. Una su tutte: il giudizio sull'Expo: un successo vero? La risposta di Martina è senza chiaroscuri: «Successo vero per la partecipazione e per gli obiettivi raggiunti. Partecipazione che è stata enorme soprattutto grazie al passaparola che, proprio sui social, è stata la miglior pubblicità dell'evento. Successo, poi, perché l'Expo 2015 è stato l'unico evento moderno ad aver avuto contenuti politici con i quali l'Italia ha influenzato l'agenda internazionale». Esempi? «La carta di Milano sulle azioni per sconfiggere la fame, ad esempio, è alla base dei 17 "obiettivi del millennio" che l'assemblea generale dell'Onu ha appena votato. Anche grazie agli impegni internazionali raggiunti all'Expo di Milano, l'obiettivo "fame zero" entro il 2030 è raggiungibile». Conclusa la lezione, prima di andare al Castello per la visita alla mostra sulla battaglia di Pavia il ministro ha attraversato insieme al rettore Fabio Rugge i cortili dell'università. E qui si è informato sui progressi di Elena Madama, la consigliera Pd travolta da un'auto rubata lo scorso novembre e rientrata al lavoro in commissione servizi sociali dopo mesi di ricovero. «Saperla di nuovo al lavoro è la notizia più bella – sorride il ministro –. L'unica cosa che mi spiace e non poterla incontrare. Ma la bacio idealmente».