La Nato avverte la Russia «Stop raid contro i ribelli»
MOSCA La Nato chiede alla Russia «l'immediata cessazione degli attacchi contro l'opposizione siriana e i civili» e «condanna» la violazione dello spazio aereo della Turchia, e quindi dell'Alleanza atlantica, da parte dei caccia di Mosca. La dura reazione della Nato ai raid russi in Siria - dove il Cremlino è accusato di aver preso di mira non solo l'Is ma anche i ribelli moderati che combattono contro Assad - arriva da una riunione d'urgenza del Consiglio Atlantico a Bruxelles convocata dopo che Ankara ha denunciato lo sconfinamento di almeno un jet da combattimento russo nel suo spazio aereo sabato notte: un episodio su cui la Russia ha tentato di minimizzare parlando di un «errore di navigazione» dovuto alle «condizioni meteorologiche sfavorevoli», ma che sta infiammando le già tese relazioni tra Mosca e l'Occidente. Secondo Ankara, il caccia russo si sarebbe allontanato «verso la Siria» solo dopo essere stato intercettato da due aerei militari turchi di pattuglia nella regione. Anche gli Usa esprimono «preoccupazione» per lo sconfinamento, che secondo il segretario di Stato John Kerry sarebbe potuto finire in tragedia con l'abbattimento dell'aereo russo da parte dei turchi. E in ogni caso, stando a un alto funzionario statale americano sentito dall'Ap, a Washington non credono alla versione di Mosca secondo cui il pilota del caccia russo avrebbe violato lo spazio aereo turco per sbaglio. Mentre il segretario generale dell'Alleanza, Jens Stoltenberg, non ha esitato a bollare come «inaccettabili» le violazioni da parte della Russia e ha ammonito il Cremlino: «Deve rispettare lo spazio aereo Nato». Intanto continua la distruzione in Siria degli antichi reperti di Palmira ad opera dell'Is. L'ultima vittima - ma solo per ora - è l'Arco di Trionfo sul colonnato romano, che i jihadisti hanno fatto saltare in aria dopo averlo minato con cariche esplosive. Scompare così anche quello che era «uno dei reperti più riconoscibili di Palmira, la "sposa del deserto", ha detto il direttore nazionale delle antichità e dei musei della Siria, Maamun Abdul Karim, che ha dato la notizia citando fonti locali. La distruzione è stata confermata da contatti locali dell'Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus), secondo il quale sono invece rimaste intatte le colonne vicine.