Siria, braccio di ferro tra Obama e Putin
di Maria Rosa Tomasello wROMA In un clima da guerra fredda, Barack Obama e Vladimir Putin si incontrano per la prima volta faccia a faccia dopo due anni a New York, dov'è in corso la 70esima assemblea generale dell'Onu, e ripartono da dove erano rimasti nel settembre del 2013 al G20 di San Pietroburgo. Dalla Siria, il teatro di un conflitto che potrebbe far deflagrare quella che il presidente americano definisce la Terza guerra mondiale. La tensione è palpabile, i gesti e le parole che precedono l'incontro bilaterale emblematici. Le relazioni tra le due potenze, rimaste congelate dopo l'esplosione della crisi ucraina, sono al livello più basso dalla disgregazione dell'Urss. Nel suo intervento davanti all'assemblea Obama attacca il presidente siriano Bashar al Assad, alleato storico di Mosca, che definisce «un tiranno» che «ha brutalizzato il suo popolo»: una soluzione in Siria, afferma, « deve essere la transizione da Assad a un nuovo leader». Putin non ascolta: il leader del Cremlino arriva infatti al Palazzo di vetro quando il capo della Casa bianca ha finito di parlare. «È un errore non cooperare con il governo siriano» ribatte, accusando senza citarli gli Usa di scelte «irresponsabili»: «dare armi ai ribelli e giocare coi terroristi». Ma la gravità della situazione richiede una intesa. Lo ha chiarito, con durezza, il segretario generale Ban Ki-moon, quando aprendo i lavori, ha accusato: «Quattro anni di paralisi diplomatica del Consiglio di sicurezza hanno fatto sì che la crisi siriana andasse fuori controllo. Cinque Paesi soprattutto hanno la chiave: Russia, Usa, Arabia Saudita, Iran e Turchia», perché «la lotta è guidata anche da poteri e rivalità regionali». Gli Usa, dice Obama, sono pronti a lavorare con tutti per risolvere il conflitto. Russia e Iran compresi. «Sono alla guida delle maggiori forze armate del mondo, e non esiterò mai a proteggere il mio Paese e i nostri alleati» ma, sottolinea, «gli Stati Uniti non possono risolvere da soli» i problemi del mondo. Allo stesso tempo però Putin avverte che non tutto è negoziabile: «Qualcuno che dice che dovremmo sostenere tiranni come Assad perché l'alternativa è peggio». Ma il realismo, dice, è «richiedere una transizione che porti da Assad a un nuovo leader». Obama sa di camminare su un filo, soprattutto sulla questione ucraina: «Non possiamo stare a guardare quando la sovranità di una nazione è violata. Questo è alla base delle sanzioni Usa alla Russia, ma non vogliamo tornare alla guerra fredda». Sui migranti, dopo che Ban ha tuonato contro i muri e ha chiesto alla Ue di fare di più, ammonisce: «Nessuno può isolarsi, aiutarli è una questione di sicurezza globale». La replica di Putin arriva poco dopo: «È pericoloso indebolire la legittimità dell'Onu» e «le sanzioni unilaterali sono contrarie» ai principi delle Nazioni Unite, afferma iniziando il suo discorso all'assemblea, che provoca l'abbandono dell'Aula per protesta da parte della delegazione ucraina. «Non ci sono elementi per dire che l'opposizione in Siria è moderata, quindi non possiamo armarla» sottolinea poi, chiedendo invece che contro l'Is si formi «una coalizione internazionale come quella che si creò contro Hitler». «Lo Stato islamico - dice sferzante - non è nato dal nulla, è stato finanziato e sostenuto», e oggi solo Assad e i curdi «stanno valorosamente combattendo il terrorismo», mentre i raid francesi sulla Siria sono «illegittimi». Il presidente François Hollande conferma invece davanti all'assise la strategia della Francia: «Assad è alla radice del problema, non può essere parte della soluzione», quindi «deve lasciare». È questa la condizione al sì di Parigi a una coalizione sulla Siria. A volere la deposizione del presidente siriano sono anche il premier britannico David Cameron, che chiede che Assad sia processato per crimini contro il suo Paese anche se coinvolto in un processo di transizione, e la Turchia: «Assad è il principale responsabile della crisi e ha commesso crimini contro l'umanità» dichiara il premier Ahmet Davatoglu. L'Iran, con il presidente Hassan Rohani, resta invecer allineato con la Russia nella difesa di Assad: «La priorità è combattere il terrorismo» a partire dall'Is e Al Nusra. ©RIPRODUZIONE RISERVATA