Sospesa la vendita dei modelli truccati

di Andrea Di Stefano wROMA Sale la tensione in tutti i paesi europei per il "Dieselgate" e la Volkswagen corre ai ripari sospendendo la vendita dei modelli incriminati, e cercando di arginare la voragine prodotta dallo scandalo che il Financial Times giudica peggiore di quella di Enron (il gruppo energetico che aveva truccato il mercato comprando derivati sull'energia senza produrla). Volkswagen Italia ha inviato una lettera a tutti i concessionari nel nostro Paese chiedendo di sospendere «come misura precauzionale» la vendita, le immatricolazioni e le consegne dei «modelli equipaggiati con motori diesel EA 189 omologati Euro 5». La comunicazione riguarda circa 2.500 veicoli dei marchi Volkswagen, Audi, Seat, Skoda. La misura non riguarda i nuovi Euro 6, in vendita dall'1 settembre. Da Berlino è intanto arrivato un vero e proprio ultimatum: l'ufficio automobilistico federale tedesco (KBA) ha dato tempo fino al 7 ottobre al gruppo di Wolfsburg per rispettare i parametri nazionali. Se il termine non verrà rispettato la KBA ritirerà il permesso alla circolazione, vietando di fatto alle auto coinvolte di essere vendute o anche solo di viaggiare. Indiretta risposta da Volkswagen: il nuovo a.d. Matthias Mueller, in una lettera ai propri dipendenti, ha scritto che l'azienda opererà una spietata «pulizia interna». In Italia è tornato sulla vicenda il ministro dei Trasporti: «Vogliamo sapere quante e quali auto vendute in Italia hanno montato questo dispositivo e questo software», ha detto Graziano Delrio, che ha anche annunciato che «l'Italia farà partire controlli a campione su tutte le vetture vendute, senza aspettare i dati che pure abbiamo richiesto sia alla Volkswagen che all'autorità di omologazione». Il test, ha detto, sarà effettuato «su un migliaio di vetture per avere un risultato significativo. Ognuno costa circa 8mila euro, ma ne vale la pena. Avremo i risultati tra due o tre mesi, e capiremo se le emissioni sono nei limiti, e se qualcuno ha cercato di fare il furbo». Nel caso della Volkswagen «si è usata una metodologia che inganna anche le autorità che devono svolgere i controlli - ha sottolineato il ministro - siamo indignati: oltre a essere stata una truffa e un inganno gravissimi, qui si rischia di rompere la fiducia tra produttori e cittadini». Delrio rimarca che «se viene meno la fiducia investono meno e consumano meno» e che «l'Italia è coinvolta anche perché l'industria automobilistica è un'industria europea e un mercato globale. Volkswagen monta componenti italiane» e «non dobbiamo gioire se l'industria tedesca va in crisi». Delrio spiega che nessuno poteva immaginare «questo incredibile inganno» ma che era già stato deciso «a livello europeo di cambiare le regole dei test sulle emissioni non solo in laboratorio, ma anche su strada»: le nuove regole andranno a regime dal 2017. Il premier ha cercato di ridimensionare la preoccupazione di ricaduta sul sistema economico: «Non sono così preoccupato per la crescita. È una truffa e come tale andrà punita», ha detto Matteo Renzi da New York ribadendo che «la crescita italiana è nelle mani degli italiani». Fiducioso che lo scandalo non avrà ripercussioni sull'Italia anche l'imprenditore Diego Della Valle, patron della Tod's. ©RIPRODUZIONE RISERVATA