Nei campi c’è diossina L’Ispra: «Non coltivateli»
di Stefania Prato wLANDRIANO Concentrazioni di diossina superiori 25 volte i limiti di legge. Valori oltre i livelli consentiti anche per furani, pcb (policlorobifenili), metalli pesanti. Sostanze che l'Ispra, l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, ha individuato in 12 ettari e mezzo di terreno al confine tra le provincie di Pavia e Milano, 10 ettari nel Comune di Carpiano e 2 in quello di Landriano. In queste campagne, poco distanti anche da Bascapè, si concentrano inquinanti genotossici, cioè in grado di indurre danni al patrimonio genetico dell'uomo e degli animali. Composti potenzialmente cancerogeni, «capaci di indurre alterazioni al Dna tali da provocare tumori negli organismi viventi», viene riportato nello studio Ispra dove si legge anche che «si sconsiglia l'utilizzo agronomico dei terreni contaminati, pericolosi per la salute di uomini e animali, perchè quelle sostanze possono entrare nella catena alimentare». Insomma quei campi, dove è avvenuto «uno spargimento pirata dei rifiuti tossici», sostiene sempre l'Ispra, non andrebbero coltivati. E invece, dice Rocco Mele, presidente del comitato Cittadini per il territorio, «qui si coltiva mais e si alleva bestiame da latte e da carne». «Siamo preoccupati, viviamo lì vicino - aggiunge - e non va dimenticato che questa è già una zona a rischio. Avevamo sollecitato l'intervento di Comuni e Regione, senza però ottenere risposte». Le analisi dell'Istituto, che risalgono al 2007 ed erano state riconfermate nel 2011, parlano della presenza di «metalli pesanti che intaccherebbero la falda acquifera». «La situazione, per i residenti, è pericolosa - dice Federico Maria Galli del Comitato - per questo domenica allestiremo uno stand in centro paese per informare i cittadini». E per far sapere che, dopo 4 anni, nessuna bonifica è stata effettuata. La consigliera regionale dei 5 Stelle Iolanda Nanni nei giorni scorsi ha presentato un'interrogazione in Regione, ricordando che, «nonostante i dati allarmanti, è stato ignorato il divieto di produzione agricola e di allevamento». «La relazione di Ispra denuncia i rischi di contaminazione delle acque e della catena agroalimentare e sottolinea la necessità di bonificare urgentemente, a spese dei proprietari, i terreni, istituendo un monitoraggio ogni 5 anni - sostiene Nanni -. E invece finora tutti gli enti coinvolti si sono disinteressati del problema ed è per questo chiediamo a Regione se intende giudicare incompatibili coltivazione e allevamento e se vuole attivarsi presso Comuni e Asl perchè intervengano, vietando l'utilizzo agronomico dei terreni contaminati».