Grecia, barca a picco è strage di bambini

di Maria Rosa Tomasello wROMA La strage di bambini in mare continua. Lontano dagli obiettivi che hanno trasformato la morte del piccolo Aylan nel simbolo della drammatica ondata migratoria che investe l'Europa, bambini e bambine in fuga da guerre e fame vengono inghiottiti dall'acqua. Quindici bimbi, quattro dei quali erano neonati, hanno perso la vita ieri nel naufragio di un barcone caricodi disperati che si è ribaltato al largo dell'isola greca di Fermakonissi, nel mare Egeo, a 15 chilometri dalle coste turche. Almeno 34 le vittime della tragedia, otto delle quali sono state ritrovate dai sommozzatori della guardia costiera greca intrappolate nella stiva dell'imbarcazione rovesciata. A bordo si trovavano fra i 120 e i 130 passeggeri: di questi 68 sono stati tratti in salvo, mentre 29 hanno raggiunto l'isola a nuoto. L'incertezza sul numero esatto degli occupanti tuttavia fa temere che il numero dei morti possa salire. Il naufragio è avvenuto nel braccio di mare che divide la Turchia e la località marittima di Bodrum - dove il 3 settembre fu rinvenuto il corpo di Aylan - e le isole di Kos, Lesbos, Kalymnos e Leros, che i migranti stavano attraversando nonostante condizioni meteo proibitive. Nella stessa area, poche ore prima due gommoni erano colati a picco: 56 persone erano state tratte in salvo, ma cinque, tra le quali due bambini, sono disperse. Le stragi non fermano l'esodo. Il flusso è inarrestabile e la Germania, che ha impresso un cambio di rotta alla politica europea, comincia a mostrare segni di sofferenza e reagisce, reintroducendo i controlli alla frontiera e sospendendo il traffico ferroviario dall'Austria. Oltre 13mila profughi sono arrivati nella sola giornata di sabato a Monaco di Baviera, dove la situazione è critica. «Non sappiamo più come fare» lancia l'allarme il sindaco Dieter Reiter, chiedendo solidarietà agli altri Lander: «Ogni due ore arrivano alla stazione 500 persone, Monaco e la Baviera non possono fare fronte da soli da questa sfida enorme» dice una portavoce del governo locale. Per «ritornare a procedure ordinate di ingresso» la Germania ripristina temporaneamente i controlli alle frontiere con l'Austria (di fatto una sospensione delle regole di Schengen sulla libera circolazione), mentre 2.100 poliziotti vengono inviati al confine austriaco. Dalle 17 di ieri, inoltre, è sospesa la circolazione ferroviaria dall'Austria. Ad annunciare il ripristino dei controlli ai confini, deciso nel corso di una telefonata tra la cancelliera tedesca Angela Merkel e il premier austriaco Werner Faymann, è il ministro dell'Interno Thomas de Maiziere, che conferma l'impegno tedesco nell'accoglienza (si stima che nel Paese entro fine anno arriveranno 450mila persone), ma ribadisce la necessità di una «gestione solidale degli oneri». «La grande disponibilità della Germania però non deve essere troppo sfruttata - mette sull'avviso -. L'accordo di Dublino resta in vigore, ma deve essere rispettato anche dagli altri Paesi Ue, che devono non solo registrare i profughi ma anche avviare la richiesta d'asilo. I profughi non possono scegliere dove fare domanda». L'ingresso in Germania dunque d'ora in poi quindi avverrà solo con documenti validi. «Servono zone d'attesa in Italia come in Grecia e Ungheria» sottolinea de Maiziere. E Bruxelles dà il nulla osta all'iniziativa di Berlino: «È una possibilità eccezionale prevista e regolata» dal Trattato di Schengen «in situazioni di crisi». Questa lo è. L'Austria resta sotto pressione. Ieri centinaia di migranti arrivati in Ungheria dalla Serbia (4mila ingressi in appena 24 ore) al valico di Rozske hanno vinto la resistenza della polizia e dopo sei ore di trattativa sono riusciti senza essere stati identificati a salire su un treno diretto al confine austriaco. E sempre in Austria 42 migranti sono stati scoperti in un camion frigorifero intercettato sull'autostrada A8: i passeggeri erano in buone condizioni, i due autisti iracheni sono stati fermati. ©RIPRODUZIONE RISERVATA