Università e città «Dovete insegnare come fare affari»
Appuntamento alle 18 di oggi, con partenza a piedi nudi in Piazza Vittoria e arrivo al Ponte coperto, così come accadrà in altre 80 città italiane. E' la «Marcia delle donne e degli uomini scalzi» in solidarietà per i morti del Mediterraneo. Camminare senza scarpe diventa simbolo di fuga, della fretta di scappare, ma è anche una richiesta precisa alle autorità dell'UE: «Siamo nati in Europa e, in qualche modo, privilegiati rispetto ad altri - dice Ilaria Zambelli di Con-Tatto, fra gli organizzatori - quindi abbiamo l'obbligo morale di fare qualcosa». Alla marcia aderiscono Comune di Pavia, Centro servizi volontariato, Pavia Asti Senegal, LiberaMente e le sezioni pavesi di Emergency, Amnesty, Arci e Coordinamento per il diritto allo studio.di Linda Lucini wPAVIA Le università sono attrezzate per far nascere le nuove competenze? Gli atenei sono ancora le fabbriche dove nascono i nuovi imprenditori e dove si favorisce una cultura pro business? Inoltre, atenei che si trovano in territori non fiorenti sono sostenibili nel lungo periodo? Domande pesanti e provocatorie che il direttore di Confindustria Francesco Caracciolo ha posto in Aula del 400 intervenendo alla tre giorni di convegno «Università e città» che questa mattina sarà chiuso dal ministro Stefania Giannini. Caracciolo è convinto che a Pavia l'università sia stata sì uno stimolo, ma anche che un ateneo così importante abbia un po' impigrito il territorio: «Ora la sfida è sul futuro e sullo sviluppo. Passi in avanti ci sono, ma non abbiamo ancora fasi di eccellenza da mostrare a livello internazionale». Il rapporto tra formazione-sviluppo-innovazione ha fatto discutere molto al convegno. Così come si è dibattuto parecchio su come mettere in atto oggi il trasferimento di competenze e di tecnologie e sulla necessità di specializzazione ma anche di interdisciplinarietà. Allo stesso tempo si è dibattuto anche sull'importanza della terza missione degli atenei, quella dell'impiego della conoscenza per contribuire allo sviluppo sociale, culturale ed economico della società. Nella sessione Contesto urbanistico e patrimonio culturale invece si è puntato parecchio sulla necessità di creare un dialogo attivo per la conservazione, la valorizzazione e lo sviluppo della città. «Ha stupito molto la contaminazione culturale dentro e fuori l'università che Pavia ha da sempre nel suo dna e che manca agli altri atenei – ha spiegato Alessandro Greco, prof di Ingegneria – Si è parlato sì di difficoltà economiche, ma anche di nuove idee: le biblioteche ad esempio devono cambiare ruolo e diventare luoghi di incontro e di scambio di opinioni non più di consultazione di libri». L'assessore Angelo Gualandi ha sottolinato quanto l'attività universitaria debba essere sempre più attrattiva di attività innovative e che debba avere un ruolo per il riuso in forme nuove di spazi urbani dismessi.