LO STADIO TRISTE E IL NOSTRO CALCIO DEVASTATO

C'è molto più di qualcosa che non va in uno stadio triste e semivuoto per una Nazionale di calcio, orgoglio e vanto di un Paese d'anima pallonara come il nostro. Sì, va bene, c'è il non semplice rapporto con una piazza "bastian contraria" per natura come Firenze. Ma c'è anche ben altro, se nel dì della disfida i quotidiani sportivi relegano la notizia ai margini della prima pagina a tutto vantaggio non dell'arrivo di Messi o Cristiano Ronaldo ma del trito e ritrito "palleggio" infrasettimanale delle squadre di club. In pieno Europeo 2012 questo grande freddo nei cuori calcistici fu ben descritto dall'allora ct Cesare Prandelli: «Della Nazionale non frega niente a nessuno per undici mesi all'anno, poi si arriva ai Mondiali o agli Europei e tutti lì a pretendere chissà cosa». Il suo successore Antonio Conte, non senza qualche imbarazzo, la scorsa estate è dovuto passare nel breve volgere di pochi giorni dal pessimismo e fastidio all'amore incondizionato. Nel frattempo, la fase di avvicinamento a ogni sfida azzurra continua a esser fatta di trattative o ipotesi di mercato, di polemiche sulle partite di campionato appena giocate o di anticipi di tensione per quelle in arrivo. Il clima è surreale, con lo stesso Conte che alla vigilia preconizza le insidie di questa sfida con Malta, 160esima nella classifica mondiale e che in questo girone aveva raccattato appena un punto in sei partite segnando un gol e subendone dieci. Al di là del risultato (e della prestazione agghiacciante), è tutto ciò che gira intorno alla Nazionale che fa paura: in campo vanno solo riserve o reduci di epoche consunte, perché purtroppo di meglio non c'è. In fondo è lo specchio fedele di un movimento devastato, fondato sui "pagherò", sugli azzeccagarbugli e sulla passione popolare che tiene tutto con lo scotch. Le tribune desolate dovrebbero far aprire gli occhi, invece chi può passerà oltre tacendo. Coraggio, purtroppo può solo andar peggio. @s__tamburini ©RIPRODUZIONE RISERVATA