L’appello di Casa Mirabello: «Adottateci»
PAVIA Servono volontari che aiutino i bambini malati di tumore e le loro mamme nelle lunghe ore di attesa tra un trattamento e l'altro. Servono fondi per continuare a ospitare le famiglie per periodi che vanno dai sette mesi all'anno e mezzo e oltre, per i trasporti, il supporto psicologico. «Adottateci», dice Piero Tana, 73 anni, ex funzionario di una delle più grandi imprese di Information technology che con la moglie Clara Baggi, 63 anni, è l'anima e il manager dell'Agal, l'associazione genitori e amici del bambino leucemico. «Se tutti i pavesi donassero un euro raccoglieremmo oltre 60mila euro, e basterebbero a fronteggiare il calo delle donazioni e del 5 per mille». Agal assiste le famiglie dei pazienti ricoverati in oncoematologia pediatrica al San Matteo. «L'ospitalità è parte della cura», come ricorda Piero. «Non c'è mai una situazione che non si possa risolvere», come dice Clara con un sorriso, rimboccandosi metaforicamente le maniche per risolvere piccoli e grandi problemi. L'Agal a febbraio ha inaugurato casa Mirabello, in via Mirabello 246. Casa e rifugio per le tante famiglie che si trasferiscono a Pavia per lunghi e angoscianti periodi di cura in cerca di speranza per figli che lottano contro tumori cattivi. A casa Mirabello non c'è solo un letto per affrontare il lungo calvario della speranza di un trapianto di midollo o di staminali per sconfiggere il tumore di un figlio. Ci sono tavoli con le tovaglie a fiori, spazi per giocare e vivere e persone con cui parlare, per non pensare troppo. «Io sono arrivata a marzo con mio figlio di 17 anni – racconta Tina – un mese in ospedale, da aprile siamo qui. Ci dovremo stare ancora per tanto tempo, prima di poter tornare a casa, a Messina». Le mamme affrontano da sole questo periodo accanto a figli malati: «Questa settimana è venuta l'altra figlia – racconta Tina – ma è dura. Almeno qui c'è qualcuno con cui parlare». «Non è bene che le mamme stiano da sole – sussurra Clara – noi siamo 25 volontari, servirebbe qualcuno che le venisse a trovare, organizzasse una merenda, una pizza da fare tutti insieme». Halyna, che si occupa della custodia e delle pulizie di casa Mirabello, arriva con una fetta di torta, mamma Erzebeth prende una sedia: «Arriviamo dalla Serbia, mia figlia è stata curata a Pavia per la prima volta nel 2012. Ma siamo dovute tornare». Amy ha 18 anni e mezzo: «Qui non stiamo da sole, ci portano all'ospedale la mattina, ci riportano indietro al pomeriggio». Sono 10 le camere a casa Mirabello, una si è liberata ieri e si riempie oggi. «Abbiamo 23 unità abitative in città in cui garantiamo, gratis, alloggio ai bimbi malati e alle loro famiglie, i periodi di cura son così lunghi che diventerebbe per le famiglie una spesa proibitiva. Sarebbe bello che altri soggetti e associazioni ci aiutassero a raccogliere fondi, organizzando eventi, per poter continuare a offrire tutti i servizi», chiude Piero esprimendo un desiderio. (a.gh.)