Bolt accende il turbo e si conferma insuperabile
PECHINO Ora qualcuno penserà di essere stato preso in giro per mesi, tra scarsi risultati e assenze. Invece Usain Bolt è di nuovo lui, l'imbattibile. Il Bird's Nest fa da teatro ad una vittoria (decimo oro in carriera ai Mondiali, 12a medaglia) che racconta di un uomo che ha bisogno di straordinarie motivazioni, oltre che di un pò di salute, per tornare a vestire i panni del supereroe. Le sfide con Gatlin hanno prodotto il concentrato di emozioni di questi giorni pechinesi, contrassegnati prima dalla vittoria nei 100 e poi da questa, fragorosa, nei 200. Bolt trionfa in 19''55, miglior prestazione mondiale dell'anno, e costringe Gatlin a due metri di divario (19''74), oltre che altri due avversari (il sudafricano Jobodwana e il panamense Edward) a buttarsi sul filo e chiudere in 19''87 (bronzo all'africano). È una gara epica, che restituisce un Bolt sorridente. Il giusto preludio alla rincorsa olimpica, che ora può cominciare tagliando il nastro degli ultimi dodici mesi che separano da Rio, da quella che potrebbe essere la sua ultima recita. L'unica scenetta la riserva alla fine, quando si toglie le scarpe e cammina a piedi nudi per la pista, si siede in panchina per una sessione fotografica poi riprende il giro di pista e finisce travolto da un goffo cameraman cinese col quale va quasi a scusarsi. L'altro lampo della serata è lo straordinario salto dello statunitense Christian Taylor a 18.21: un triplo balzo con atterraggio a soli 8 cm dal record di Jonathan Edwards, il 18,29 di Goteborg '95. L'americano, campione olimpico di Londra 2012, stampa la misura super nell'ultimo salto a disposizione, lasciando parecchia luce sull'asse di battuta. Battuto il cubano Pedro Pablo Pichardo: 17,73. Nei 400 l'americana Allyson Felix vince in 49''26, migliore al mondo dell'anno. Il martello di Anita Wlodarczyk vola a 80,85 e l'oro è suo.