Edilizia e meccanica, la crisi non passa
di Denis Artioli wVIGEVANO «La nostra preoccupazione principale riguarda il settore edile e il meccanico. Non sappiamo ancora in questo ambito cosa potrà succedere quest'anno». Lorena Bini, responsabile dell'area vigevanese per la Cgil, individua in questi due settori i punti deboli dell'economia della città e della Lomellina, alla vigilia della riapertura delle imprese. «L'edilizia è sicuramente il settore più colpito, non solo qui, ma qui la crisi ha lasciato conseguenze importanti in termini occupazionali e anche il meccanico ha risentito molto della crisi», sottolinea Bini. Tiene il settore calzaturiero, che da qualche anno ormai si è concentrato soprattutto sulla produzione di alta qualità e può contare in quest'area su aziende importanti come la Moreschi o il calzaturificio Gravati, solo per citare due marchi tra i più conosciuti nel mondo. La prossima settimana, tra l'altro, inizierà nei padiglioni di Rho-Pero il Micam, la fiera internazionale di settore, è sarà un momento importante per tastare il polso della situazione. «Il calzaturiero ha un po' risentito dei problemi nei rapporti internazionali con la Russia – spiega Bini – ma l'alta qualità del prodotto vigevanese è stata comunque premiante». Ma c'è un settore, in particolare, che sta contribuendo a tenere ancora in piedi l'economia lomellina ed è il chimico. «A Vigevano e in Lomellina nel comparto chimico siamo in una situazione ottimale, per la presenza di multinazionali importanti a Mortara e a Parona che danno lavoro a un migliaio di persone – spiega Gianni Ardemagni, sindacalista della Cisl – Penso, ad esempio, alla Basf di Mortara, che ha un centinaio di dipendenti, alla Milesi di Parona, con 200 addetti. Sono aziende che negli anni della crisi hanno investito e innovato, e vendono molto all'estero. Ci sono altre e aziende come la Ntp di Gropello, che ha in programma un ampliamento dell'attività a Villanova d'Ardenghi e Air-liquide (50 addetti) di Ferrera Erbognone che non conosce crisi, o la Oxon di Mezzana Bigli con 140 dipendenti, che produce pesticidi, ha avuto la capacità di recuperare spazi di mercato e stabilizza contratti. Alla Farmabios di Gropello (150 dipendenti) è invece in atto un processo di riconversione del prodotto che comporta la fermata di circa un anno e la situazione dovrà essere gestita con gli strumenti a disposizione, ma la prospettiva è positiva». Il polo petrolchimico di Sannazzaro ha un peso preponderante sull'occupazione: «Qui non solo si stabilizzano i contratti, ma sono in programma anche assunzioni sul territorio – dice Ardemagni – Solo la Raffineria Eni ha 650 addetti». Un po' meno florida la situazione nel settore gomma-plastica che, comunque, si difende ancora abbastanza bene. «Alcune aziende come la Fiscatech di Vigevano (75 dipendenti) continuano a utilizzare la cassa integrazione – spiega Ardemagni – Nonostante i tentativi di innovare processo e prodotto non riescono ancora a recuperare stabilità. Stesso discorso per la Icaiplast (50 addetti) e la Giardini (70 addetti). Dopo la riconversione del prodotto sta recuperando la Mobil Plastic di Confienza (50 dipendenti) e va bene la Toscana Gomma di Robbio che, negli anni, ha diversificato la produzione, non rivolgendosi più solo al mercato dell'auto, ma producendo imbottiture anche per materassi, cuscini, navi, aerei e ha 180 dipendenti». ©RIPRODUZIONE RISERVATA