«Controlli sui fanghi I metalli pesanti sono cancerogeni»

di Stefania Prato wPAVIA Cadmio, arsenico, piombo, cromo. Tutte sostanze presenti nei fanghi sparsi nei terreni agricoli i cui valori vanno controllati con attenzione. Lo sostiene Stefano Marton, medico legale, da anni impegnato in battaglie per tutelare la salute di cittadini esposti a possibili contaminazioni di inquinanti. Marton appoggia i sindaci della Bassa pavese che chiedono più controlli sui fanghi provenienti da depuratori civili, impianti che depurano acque industriali e quelli di depurazione delle industrie agroalimentari. «Le verifiche avvengono, ma in modo saltuario - sostiene il medico -. Invece dovrebbero essere eseguite sui prodotti che entrano negli impianti di depurazione, dopo il trattamento e nei lotti che vengono sparsi nei terreni». Insomma controlli costanti e quotidiani, dice il medico per evitare che «l'eccessiva presenza di metalli pesanti possa essere nociva per la salute». Perchè «le piante assorbono le sostanze contenute nel terreno, sostanze che entrano nel circuito alimentare e che possono intaccare le falde acquifere», precisa Marton, ricordando che «tra le sostanze tossiche codificate dallo Iarc (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro) e considerate cancerogene, sono inseriti metalli come cadmio e cromo». E aggiunge: «Non va dimenticato che la digestione anaerobica con cui vengono trattati i fanghi industriali funziona per alcuni metalli ma non per il piombo che continua quindi ad essere presente. Ed è chiaro che se poi i valori sono in eccesso, l'allerta deve essere massima. Per questo va rilanciato il principio di precauzione». Preoccupano quindi Marton le 400mila tonnellate di fanghi che vengono sparsi nei terreni coltivati della provincia, il 50% della produzione lombarda, il 20% di quella nazionale. «Numeri che si spiegano con il fatto che in provincia di Pavia ci sono molti impianti di trattamento dei fanghi - spiega Angelo Fiocca, agronomo -. Impianti che sono concentrati nel nord Italia a cui conviene evitare spese eccessive di trasporto». E così in provincia di Pavia arriva una quantità di fanghi maggiore rispetto a quella che arriva nelle province di Lodi, Cremona e Mantova. «Nel Pavese si coltiva soprattutto riso, fatto in monocultura - chiarisce Fiocca -. Mancano le aziende zootecniche, presenti invece in gran numero negli altri territori provinciali. Qui ci sono quindi molti liquami da smaltire e le aziende agricole non hanno bisogno di altre sostanze organiche per arricchire il terreno». Anche Maurizio Rovati è un agronomo che, se tranquillizza sulle possibilità che venga intaccata la falda «in genere sono ad una profondità superiore di un metro e mezzo», sul riso fa sapere: «È una coltura che assorbe tutte le sostanze».